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Camera di Commercio, Pagliaro: “Vogliono infangare la mia persona”

Alfio Pagliaro, segretario Camera di Commercio Catania
26 mar 2016 - 17:51

CATANIA - La procura ha aperto un’inchiesta per abuso di ufficio e tra gli indagati c’è anche lui: Alfio Pagliaro, segretario della Camera di Commercio di Catania.

Ma Pagliaro non ci sta. E ribadendo la sua correttezza precisa alcune cose attraverso una lettera, che riportiamo integralmente di seguito.

“In merito alla notizia pubblicata su alcuni quotidiani avente ad oggetto la iscrizione anche del sottoscritto sul registro degli indagati per la indagine che la Procura di Catania starebbe svolgendo nei miei confronti, con riguardo alla procedura di accorpamento delle tre camere, presumo, anzi sono certo, che, qualora risultasse vero, si tratti di un atto dovuto, conseguenza diretta delle denunce presentate nei mesi scorsi.

In particolare, mi riporto integralmente a quanto già da me dichiarato in conferenza stampa, limitandomi in questa sede a ribadire che ho sempre operato nel rispetto dei dettami normativi e delle direttive ministeriali impostemi.

Per quanto riguarda la seconda indagine, ad oggi senza formali indagati, avente ad oggetto una presunta ipotesi di corruzione, non conosco minimamente i fatti oggetto d’inchiesta, avendone avuto contezza solo oggi attraverso le notizie pubblicate. Ovviamente, dopo aver chiarito con la magistratura ogni singolo aspetto della vicenda ed avere dimostrato che si tratta solo di gratuite calunnie, sarà mia cura esporre ogni singolo profilo inerente l’interesse che si ha nell’infangare la mia persona all’evidente fine di rallentare o bloccare la procedura di accorpamento.

Ho sempre operato nel rispetto della legge e non temo queste accuse del tutto prive di fondamento e chiaramente finalizzate a ledere la mia immagine di uomo e di professionista al fine, evidente, di far apparire il sottoscritto, di fronte alla pubblica opinione, come persona non rispettosa dei canoni normativi. Sono sereno in quanto sicuro della legittimità delle mie azioni, ma non nascondo di essere turbato da cotanta cattiveria posta in essere nei miei confronti da chi mi ha più volte tentato di screditare anche e soprattutto mediaticamente.

Rimango, pertanto, a piena disposizione della Procura della Repubblica al fine di poter chiarire, una volta per tutte, la mia posizione e, di conseguenza, quella di chi oggi non si fa scrupoli a gettare fango su di me pur di raggiungere i propri scopi”.

Andrea Lo Giudice



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