Riflessione

“Insegno da 40 anni ma adesso mi sento inadeguata”. La denuncia di una prof

classe insegnamento scuola
26 apr 2016 - 06:00

CATANIA - Prima al liceo, poi alla scuola media. Una lunga carriera da raccontare sempre a contatto con i giovani ma adesso è “troppo”. Questi ultimi anni di servizio pesano come un macigno di fronte ai cambiamenti di una società allo sbando. Abbiamo raccolto la denuncia di una professoressa catanese alle soglie della pensione.

Sono una docente di scuola media con ben quarant’anni di servizio amato e portato avanti con dignità, che in questi ultimi tempi prova un sempre maggiore malessere ad affrontare ogni giorno questo lavoro. 

Credo di non essere più capace di confrontarmi con una realtà scolastica e sociale che non mi appartiene più. Ormai tutto è sovvertito.

Chi è e soprattutto cos’è l’insegnante? Non si sa più. 

Quando andavo a scuola io, che comunque sono una sessantottina, non ci passava minimamente per la testa di entrare in polemica con il professore. Eravamo su due piani completamente diversi. Adesso dici ad un tuo alunno che qualcosa non va bene o non si fa ed ecco subito la discussione oppositiva, quando non è una mandata a quel paese bella e buona.

Gli orari scolastici erano quelli, punto e basta, ora c’è l’orario flessibile: si entra alle 8,15 ma chiudiamo un occhio fino alle 8,25 che poi diventano le 8,35… ma sono minori e non possiamo non accoglierli. Una volta si giustificava il ritardo e l’assenza. Anche adesso si giustificano ma i più non lo fanno ed essendo problemi di ogni giorno qualcuno ti sfugge; poi conti e ti accorgi che ci sono 15 o 20 assenze non giustificate. Chiami il genitore che immediatamente controbbatte: “E lei com’é che ci ha messo tanto ad accorgersi delle assenze di mio figlio”. La colpa è tua naturalmente, che non conti le assenze di trenta ragazzi ogni giorno, passando così la prima ora.

Ai miei tempi il cellulare non esisteva ma adesso c’è e nessun ragazzo può farne a meno, è molto difficile farglielo spegnere perché “se la mamma mi chiama…?”. 

La ricreazione ai miei tempi durava 15 minuti e al suono della campanella eravamo tutti ai nostri posti. Anche adesso la ricreazione dura 15 minuti, ma poi ce ne vogliono altri 15 per raccoglierli tutti. Di cose simili ne possiamo elencare molte altre. La più grave di tutte, però, è che la scuola dell’obbligo, essendo tale, ha purtroppo livellato tutti verso il basso, consentendo giustamente ad ognuno di ottenere il diploma di scuola media ma a scapito della meritocrazia, con grande frustrazione per quegli alunni che hanno voglia di apprendere e diritto ad emergere. 

Questa mia riflessione a seguito dello sgradevole episodio che ha coinvolto il collega Marletta, che non conosco personalmente ma che ha tutta la mia stima e solidarietà. 

Gli alunni non te li scegli, li accogli così come sono e dai a tutti quell’attenzione di cui hanno bisogno per farli crescere, maturare, ragionare e muoversi nella società autonomamente; per far questo però ci vuole anche la collaborazione delle famiglie che devono riscoprire l’autorevolezza degli insegnanti e vederli come “compagni” e non nemici nel cammino di crescita dei propri figli.

Purtroppo all’interno della famiglia c’è una confusione di ruoli, un’incapacità gestionale che non tutti riescono a riconoscere ed ecco che tutto si scarica sulla scuola e sui suoi insegnanti che vengono ritenuti colpevoli degli insuccessi dei propri figli”. 

Giorgia Mosca



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