Protesta

Incrociano le braccia i dipendenti delle Raffinerie di Gela per dire no ai licenziamenti

foto di it.wikipedia.org
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10 dic 2015 - 13:15

GELACancelli bloccati, stamani, al petrolchimico di Gela, per lo sciopero totale del personale dell’indotto, fermo (come la raffineria) da quasi due anni, e dei lavoratori giornalieri del diretto, che respingono i nuovi licenziamenti e denunciano il mancato rispetto del protocollo d’intesa del novembre 2014.

L’Eni si era impegnato a garantire, entro il 2017, la riconversione dello stabilimento in “green refinery”, con un investimento di 2,2 miliardi di euro destinati anche alla ricerca di nuovi giacimenti di gas e petrolio in Sicilia.

La protesta, preceduta nei giorni scorsi da sit-in davanti alla fabbrica e manifestazioni in consiglio comunale, è riesplosa all’arrivo delle lettere di licenziamento per 68 dipendenti dell’impresa “Elettroclima”, per 4 della “Nuova X Gamma” e la cassa integrazione per decine di maestranze della “Smim Impianti” e della “Sudelettra”.

Per centinaia di altri lavoratori dell’indotto, a fine dicembre scade anche la cassa integrazione in deroga, garantita dal governo regionale, mentre si delinea il rischio dei licenziamenti in massa se non riprendono le attività lavorative nella raffineria. Recenti vertici tra Eni, Ministero allo sviluppo economico, Regione Sicilia, Confindustria e sindacati avevano programmato una prima fase di ripresa con l’apertura di 10 cantieri di lavoro nel petrolchimico.

Niente di tutto questo però è avvenuto. E il sindaco, Domenico Messinese, presente a tutti i tavoli di trattativa, rilancia con toni preoccupati il sospetto che l’Eni non voglia più mantenere gli impegni assunti e che, dopo una presenza durata 60 anni, voglia andar via da Gela.

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Redazione NewSicilia



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