Economia

Anche in Sicilia il potere delle banche è sacro. Poveri noi…

Foto Stock - Banche
21 giu 2017 - 17:43

PALERMO - Il report di Bankitalia sulla ripresa economica siciliana lascia ben sperare. Nei giorni scorsi, il direttore della sede della Banca d’Italia di Palermo, Antonio Cinque, ha dichiarato che, se la situazione è in via di miglioramento, lo si deve all’aumento della presenza dei turisti e alle famiglie che hanno ripreso a consumare, nonostante sia aumentato l’indice di povertà.

Coraggio! Per crederci bisogna essere cornuti In Sicilia: i poveri aumentano e la classe media è indebitata fino al collo; anche la libera professione su più fronti è in crisi totale; i disoccupati sono e rimangono a + 500 mila; centinaia di migliaia di famiglie non hanno di che sfamarsi; la Coop paventa la chiusura di decine di supermercati in parecchie città dell’Isola, mettendo a rischio circa 400 lavoratori; le imprese industriali, edili e viarie chiudono; le richieste di risarcimenti danni per buche insidiose e mancanza di apposita segnaletica nelle strade comunali e provinciali piovono a più non posso nelle cassette postali dei Comuni; le autostrade ridotte a colabrodo; l’agricoltura in generale rischia il collasso per la concorrenza smisurata del Nord Africa, su …, non perdiamoci d’animo! Con la speranza che qualche turista si fermi a mangiare o consumare qualcosa, aiuterà senz’altro la ripresina, sempre che il “gradito ospite” non venga scippato o derubato e al suo rientro ci faccia cattiva pubblicità. Se poi ancora aggiungiamo un fattore in più che è quello di convincere le famiglie, magari andando ad impegnare oro e gioielli che tengono in casa o indebitarsi con piccoli prestiti, a spendere tutti i loro risparmi, allora significa che abbiamo raggiunto anche un altro traguardo e cioè quello di salvare dalla “bail in” il settore bancario siciliano. Si, persino a salvare le banche ci dobbiamo pensare noi!

Chiaramente, a chi importa se il siciliano patisce la fame o è ridotto alla miseria? Ai politici e al Governo, prima, importa assicurare la salvaguardia degli Istituti di credito da possibili minacce di sofferenza e poi? No!… poi non c’è più niente che possa interessare. La dabbenaggine e il menefreghismo, li notiamo da lunghi decenni per non parlare dell’ultimo lustro, ma sia la Regione ed oltre lo Stretto, fanno orecchio da mercante.

Il “Postprotezionismo” adesso in Sicilia si misura con il “Civismo politico” dell’Orlando Furioso. Ma si, che diamine, non pensiamoci proprio, nell’Isola risultiamo sempre i primi in tutto: i siciliani risaltano sui media per essere i primi in Italia a pagare bovinamente e consapevolmente le tasse più alte rispetto al resto d’Italia, come Imu, Tari, Tares, Irpef e addizionali come quelle regionali, provinciali e locali. Si siamo i primi in tutto, magari nel ricevere ospiti in continuazione, tanto che non sappiamo dire di no a nessuno. Cosa volete che siano i turisti che arrivano dagli altri Paesi dell’Europa e d’oltre Oceano? Minuzie, rispetto alle migliaia di africani che giornalmente andiamo ad accogliere nei nostri porti, e siamo gioiosi di ospitarli, lo ha dichiarato persino Cecilia Strada, la presidente di “Emergency”, evidenziando, fra l’altro, di voler ringraziare i siciliani per l’affettuosità dimostrata nell’accoglienza, con cui, questi ultimi, esprimono il proprio pathos alla “granita di limone, o ai gelsi, o come vi soddisfa”.

Sempre che tutto continui ad andare così bene, madama la marchesa!

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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