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In manette gli undici fedelissimi del boss Matteo Messina Denaro. Alfano: “Lo #StatoVince la mafia perde”

foto di www.ilfattoquotidiano.it
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3 ago 2015 - 10:32

PALERMO – Si stringe il cerchio intorno al latitante Matteo Messina Denaro il boss mafioso considerato tra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia, scomparso nel nulla 22 anni fa. 

Stamattina la polizia ha arrestato undici uomini, definiti i suoi “fedelissimi”, tra la provincia di Palermo e quella di Trapani nonché territorio di dominio della famiglia Denaro. 

L’operazione “Ermes”, cominciata nel 2011 e che si ricollega alle operazioni “Golem” e “Eden”, ha permesso di arrestare Vito Gondola, di Mazzara del Vallo, 77 anni, Leonardo Agueci, 28 anni, Ugo Di Leonardo, 73 anni, Pietro e Vincenzo Giambalvo, 77 e 38 anni, padre e figlio, Sergio Giglio, 46 anni, Michele Gucciardi, 62 anni, Giovanni Loretta, 43 anni, Giovanni Mattarella,49 anni, genero di Vito Gondola, Giovanni Domenico Scimonelli, 48 anni, e Michele Terranova, 46 anni.

Durante il periodo di indagini è emerso che i fedelissimi si avvalevano ancora del sistema di protezione basato sull’utilizzo dei “pizzini”, considerato più pratico e sicuro perché una volta recapitato il messaggio al suo destinatario venivano distrutti e in alcuni casi sotterrati. 

Lo scambio della corrispondenza avveniva in aperta campagna, dove gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice per riferirsi al latitate o per decidere le varie strategie criminali. 

Un ruolo fondamentale era stato affidato all’anziano boss Vito Gondola, che decideva i “tramiti” e i tempi della corrispondenza del latitante Denaro. 

Inoltre si occupava della risoluzione di controversie interne e del controllo capillare del territorio, al fine di agevolare l’infiltrazione economica tramite le imprese dell’organizzazione criminale, infatti, sono stati documentati ripetuti interventi incentrati sulla ripartizione dei guadagni provenienti dal parco eolico “Vento di Vino”, destinati al mantenimento della famiglia Denaro.

Un altro ruolo determinante era stato assegnato a Michele Terranova che garantiva un sicuro collegamento tra Gondola e Michele Gucciardi, che si trova ai vertici della faglia di Salemi; mentre l’autotrasportatore Giovanni Loretta si occupava di tenere sicuro il collegamento del tramite Leonardo Agueci.

Allo stesso modo Ugo Di Leonardo premetteva a Gondola di fissare incontri con Domenico Scimonelli e Pietro Giambalvo, grazie anche all’aiuto del genero di Gondola, Giovanni Mattarella.

L’inchiesta è stata condotta dal Procuratore della Repubblica di Palermo, Franco Lo Voi, con la collaborazione del sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e dal procuratore aggiunto Teresa Principato. 

Attualmente sono ancora incorso delle verifiche su alcuni istituti di credito svizzeri, utilizzati per finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Appresa la notizia non si sono fatti attendere i commenti del ministro Angelino Alfano che su Twitter ha postato “Lo #StatoVince la mafia perde” ma anche il premier Renzi è intervenuto su Facebook affermando “Sono grato a investigatori, forze dell’ordine e a tutti i rappresentanti dello Stato per il colpo inferto all’organizzazione mafiosa con la cattura di molti uomini del giro di Messina Denaro. Grazie a nome del Governo. E avanti tutta per andare finalmente a catturare anche il boss superlatitante. L’Italia c’è, tutta insieme e tutta unita contro la criminalità organizzata”.

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Francesca Guglielmino



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