Denuncia

In fuga dalla fossa comune. Orrore e caos. Augusta 2016: documenti in esclusiva

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4 lug 2016 - 16:00

SIRACUSA – All’inferno con la tutina. Come testimonia l’immagine che abbiamo la possibilità di mostrarvi. Così i vigili del fuoco sono costretti ad affrontare l’impegno più duro che potessero mai immaginare.

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Sono iniziate le operazioni per il recupero dei resti delle 700 vittime della più grande ecatombe nel Mediterraneo, quella avvenuta nella notte del 18 aprile dello scorso anno. Ed è un fuggi fuggi generale da Augusta 2016, l’operazione voluta da Matteo Renzi in persona. “Ovvio che le cose andassero cosìdichiara Costantino Saporito, rappresentante nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei vigili del fuocoda tempo denunciamo lo spreco di denaro sulle spalle dei lavoratori, l’assenza di rispetto per una categoria che mette sempre a repentaglio la propria salute e incolumità per i cittadini. Lavoratori che sono stati mandati a compiere un’impresa agghiacciante con le valigie di cartone. Una semplice tuta, buona per imbiancare una parete, non per affrontare una fossa comune, starle a contatto, con tutti i rischi per la salute fisica e mentale in agguato. Ecco perché sono numerosissimi i vigili che si sono rifiutati di offrire la loro disponibilità. Numerosissimi”.

Il documento che vedete è stato diramato oggi. È firmato da Giovanni Fricano, il direttore generale dei vigili del fuoco siciliani. Conferma quanto detto dal rappresentante sindacale. 

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Insomma, nella base Nato del porto di Augusta il grottesco danza con la pietà. Ci si immerge in quel che resta del dolore, del pianto, della malvagità. E lo si fa affrontando turni massacranti. Ecco il testo di un sms inviato da un vigile impegnato nel porto del siracusano ad un collega: “Ciao…..Domani pomeriggio a che ora ci vediamo per fare il turno 20,00/08,00 del 4 e il diurno 08,00/20,00 del 5?”. Si brancola nel buio in attesa di comunicati, così come quello poi giunto, che vi abbiamo mostrato. Anziché le 12 ore previste, 24 ore di fila: 12 operative, 12 di supporto. Praticamente una non stop senza adeguato riposo, visto che chi è di supporto mica può girarsi dall’altro lato.

Vigili del fuoco mandati allo sbaraglio – continua Saporito –. È inverosimile quanto sta avvenendo ad Augusta, non si capisce niente. Organizzazione da dilettanti, senza responsabili, visto che il direttore regionale del dipartimento siciliano in un recente incontro ci ha dichiarato che tutto è dipeso dal Viminale”.

Adesso vi documentiamo altro ancora. Quello che vedete è il relitto dell’orrore al momento dell’arrivo ad Augusta. Sono foto importanti, che denunciano qualcosa che a prima vista non si nota.

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Le avete osservate bene? Notate fasce refrigeranti attorno allo scafo? No, non ci sono. Quindi? “Quindi – ci spiega Saporito – lo choc termico subito dai resti è stato devastante. I nostri uomini stanno lavorando dentro una poltiglia. È qualcosa che non si può descrivere, spiegare. Sono centinaia di corpi rimasti più di un anno sul fondo marino e chiusi in una stiva che poteva contenere un massimo di 40 persone. Donne, bambini, neonati, anziani: tutti in un unico impressionante groviglio”. Un impressionante groviglio che l’operatore di turno affronta con una tuta NBCR di base, quella scafandrata che viene utilizzata per i rischi di contaminazione di primo livello. Un lavoro massacrante psicologicamente reso ancor più ostico dal peso dell’attrezzatura, che raggiunge i 25 chili. “Soltanto la bombola d’ossigeno – Saporito è un fiume in piena – pesa 8 chili. Poi c’è il resto. Il tutto per ore. Ma non basta. La tuta non si può aprire dall’interno. Deve essere la sentinella, il compagno di supporto, a farlo. L’operazione, però, non è convenzionale. È indefinibile, visto che mai siamo stati chiamati a fare quel che sta avvenendo. Non ci stancheremo mai di dirlo. Così il vigile che deve immergere le mani nella fossa comune per recuperare i resti rischia gravissime conseguenze non soltanto mentali: se dovesse vomitare, poiché la maschera non lo mette del tutto al riparo da quel che produce la putrefazione, la sentinella non potrebbe intervenire subito per aiutarlo, perché non vedrebbe la sua faccia. Lo spazio è troppo angusto, può muoversi soltanto l’operatore scafandrato e la sentinella non è messa nelle condizioni di potere avere tutto sotto controllo. Per non parlare della stanchezza dovuta ai turni disumani”.

Inoltre, dopo avere sbagliato e rimosso il primo, anche il secondo hangar non è stato costruito perfettamente. “È stretto – denuncia il rappresentante nazionale Usb - e si lavora scomodi all’interno. Ancora una volta non hanno calcolato bene le dimensioni del peschereccio e lo spazio necessario per gli operatori”. 

Hangar

È soltanto l’ultimo capitolo di una storiaccia che vi abbiamo raccontato fin dal clamoroso inizio. Perché il relitto è giunto ad Augusta dopo una incredibile serie di annunci e smentite, di improvvisi silenzi, di fallimenti. Augusta 2016 è stata avviata lo scorso 27 aprile ed è stato un susseguirsi di errori che il 13 maggio hanno costretto la Marina Militare a pubblicare un imbarazzato comunicato stampa col quale si annunciava, dopo che precedentemente era stato con dovizia di dettagli affermato che tutto procedeva per il meglio, che “le operazioni di recupero del relitto del peschereccio inabissatosi lo scorso 18 aprile 2015 sono sospese a causa del peggioramento dello stato del mare nello Stretto di Sicilia. Le operazioni riprenderanno nei prossimi giorni col miglioramento delle condizioni meteo-marine”. Poi. come se l’operazione Augusta 2016 non fosse mai esistita, tacendo su quel che realmente era avvenuto, cioè che il natante era stato nuovamente inabissato in attesa di comprendere come fare a rimorchiarlo.

Una sagra di calcoli errati, che hanno trasformato la triste dimora di centinaia di innocenti in “un vergognoso JoJo – conclude Saporito –. Hanno sbagliato tutto, fregandosene del rispetto per le vittime e per i vigili del fuoco. Adesso per permettere alla Nato di nascondere la sua incapacità nel gestire il dramma dell’immigrazione, si costringono i vigili del fuoco a operare nelle condizioni che denunciamo da sempre. Il tutto per gettare fumo negli occhi. Qualcosa adesso sta muovendosi. Dopo l’interrogazione a Bruxelles dei deputati europei del Movimento 5 Stelle, il senatore Giovanardi chiede chiarimenti al Governo sui 10 milioni di euro già spesi per questa operazione. Meglio tardi che mai. Ma sono in pensiero per i nostri colleghi che stanno affrontando l’orrore. Si continuano a sottovalutare le ripercussioni psicologiche”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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