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Il discorso di monsignor Scionti e l’omelia di Gristina: “Agata non si è mai arresa”

Sant'Agata: il live dai fuochi del Borgo al rientro in Cattedrale
4 feb 2017 - 06:31

CATANIA - Proseguono i festeggiamenti per l’uscita di Sant’Agata, acclamata da tantissimi devoti presenti in Cattedrale. 

Non è mancato, come ogni anno, il discorso del monsignor Barbaro Scionti che ha esordito così: “Carissimi Concittadini e amici di S. Agata, ci ritroviamo per questo appuntamento carico di religiosità e speranza, per camminare con Sant’Agata, Popolo e pastore insieme, per le strade della nostra Città. Una Città che si mostra “spettacolare” con la presenza dei devoti bianco-vestiti che afferrano il cordone e con forza conducono le reliquie della nostra amata Patrona lungo le strade. “Spettacolo di fede e di colori…” e quant’altro diranno di noi, carissimi devoti! Belle parole di cui non abbiamo bisogno! Nel vostro abito (il sacco di Sant’Agata), nei vostri sguardi, nelle vostre parole e nei vostri gesti rivolti a Sant’Agata c’è un desiderio di sincera ricerca, di trepidante attesa di favori celesti, che taluni snobbano come idolatria e che altri enfatizzano con lusinghe e promesse”.

“Anche Sant’Agata è stata snobbata – ha proseguito -, ha ricevuto promesse, lusinghe e, pure minacciata e violentata. Siamo in buona compagnia! Cosa ha fatto Agata dinnanzi alle lusinghe, alle minacce, alla violenza perpetuata nei suoi 2 confronti? Non ha ceduto, non si è concessa, non ha fatto un passo indietro ma ha continuato a sperare nel suo Dio tenendo fisso lo sguardo su Gesù che è disceso dal cielo e ha “visitato e redendo il suo popolo” e attraverso il suo apostolo, nel carcere, l’ha guarita. “La mia persona è saldamente legata a Cristo. Le vostre insinuazioni sono come vento e le vostre minacce come fiumi in piena. Per quanto imperversino contro la mia casa, essa non potrà mai cadere, fondata com’è sopra roccia ben solida” (Gesù Cristo). Agata non cede alle lusinghe di Quinziano (che le prometteva…) Agata non si concede a Quinziano ed ai suoi dei “di legno e di marmo”, che sono così orrendi e sporchi a tal punto che neanche lui vuole rassomigliarli. Agata non retrocede e non ha alcun timore né delle minacce, né del carcere, né delle violenze sul suo corpo”.

Poi un’importante riflessione: “Capita anche a noi oggi in questa nostra Città, nella nostra terra che è la terra di Agata, che il “Quinziano” di turno ci metta innanzi lusinghe, ci coinvolga in nefandezze, ci faccia minacce violentando la nostra libertà?” A questa domanda, monsignor Scionti non ha voluto rispondere.

“L’esempio di Agata, che ci sta innanzi e per la quale esultiamo in questi giorni, ci insegna che il cristiano confida in Dio e “non si lascia rubare la speranza”. Il cristiano autentico, il devoto di Agata, sincero, è chiamato a non cedere alle lusinghe dei “Quinziano” di oggi, schiavi del fascino del potere, della celebrità e delle mode di turno, a non concedere nulla a chi, forte di alte protezioni, minaccia vendetta, a non retrocedere neppure dinnanzi alla violenza e alla morte, certo, nella speranza, che Gesù risana dalla ferite e Dio risuscita i morti. Così come affrontiamo con coraggio ed entusiasmo la fatica di questo cammino delle reliquie di Sant’Agata (giro esterno e giro interno) con altrettanto coraggio ed entusiasmo, con Agata nel cuore e lo sguardo fisso su Gesù, ed il Vangelo tra le nostre mani, vogliamo custodire la libertà di essere fedeli a Cristo nella sua Chiesa. La libertà è dono di Dio e fin dalla creazione qualifica la nostra umanità differenziandola così dalle altre creature. Per difendere la libertà di essere cristiana e poter vivere secondo gli insegnamenti di Gesù e del Vangelo, Agata non ha esitato a consegnarsi al carnefice “Quinziano”. Con Agata anche noi siamo convinti che “la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”. Con questi sentimenti iniziamo il nostro cammino con Sant’Agata per le vie della nostra Città. CITTADINI W S. AGATA” ha concluso.

Questa invece l’omelia dell’arcivescovo Salvatore Gristina divisa in quattro punti:

“1. Abbiamo ripetuto come ritornello alle strofe del salmo responsoriale l’espressione: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. Il salmo proclamato esalta Dio pastore del suo popolo, ed è uno dei più conosciuti e più valorizzato nella preghiera sia personale che comunitaria. Diversamente da oggi, l’immagine del pastore era certamente più comprensibile ed eloquente per la gente di allora. La pastorizia, infatti, era una delle principali attività e parlare di Dio come pastore significava sottolineare quanto Egli faceva per il suo popolo. Anche se oggi la figura del pastore non è così abituale come allora, essa può, tuttavia, aiutarci a comprendere l’amore paterno e misericordioso con cui Dio ci accompagna nel cammino della vita, e soprattutto nei momenti di prova, di sofferenze o di qualsiasi difficoltà nella vita quotidiana. Chi va con il Pastore anche nelle valli oscure della sofferenza, dell’incertezza e di tutti i problemi umani, si sente sicuro. Tu sei con me: questa è la nostra certezza, quella che ci sostiene. Il buio della notte fa paura, con le sue ombre mutevoli, la difficoltà di distinguere i pericoli, il suo silenzio riempito di rumori indecifrabili. Quel “tu sei con me” è una proclamazione di fiducia incrollabile, e sintetizza l’esperienza di fede radicale; la vicinanza di Dio trasforma la realtà e la valle oscura perde ogni pericolosità e si svuota di ogni minaccia. Per tutti questi motivi Gesù usò spesso la stessa immagine e definì se stesso come pastore buono (Gv 10,11-18)”.

“2. La pagina del Vangelo di Marco (6,30-34) che abbiamo adesso ascoltato sottolinea che Gesù vide una grande folla ed ebbe compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore. Le pecore senza pastore diventano, infatti, facilmente preda dei lupi. Per questo Gesù si commosse e, benché ritiratosi con gli apostoli per un po’ di riposo, riprese subito a parlare alla gente. Gesù parlava soprattutto dell’amore che il Padre ha per tutti e specialmente per i piccoli, i poveri, i sofferenti, le persone senza protezione. Subito dopo il Pastore, mostrando ulteriore attenzione per quanti lo seguivano, provvederà a sfamare la grande folla presente. Egli, dopo aver nutrito la gente con l’annunzio dell’amore di Dio, si preoccupò anche di nutrirlo nel corpo”.

“3. L’autore della lettera agli Ebrei nella prima lettura (13,15-17.20-21) definisce Gesù il “pastore grande delle pecore”, facendo riferimento alla sua morte. Gesù, infatti, ha dato la sua vita per noi per redimerci e per darci la possibilità di rendere la nostra vita una offerta gradita a Dio, compiendo la Sua volontà, operando ciò che a Lui è gradito e vivendo nella solidarietà e nella carità verso tutti. Gesù è pastore grande perché nei nostri riguardi compie in modo insuperabile tutti i gesti descritti dal salmo. Infatti, a coloro che lo seguono e noi tutti vogliamo essere tra questi e quindi a ciascuno di noi: egli non fa mancare nulla di ciò che veramente conta nella vita, ci guida, ci fa attraversare la valle oscura, cioè tutte le difficoltà in cui possiamo trovarci, con la certezza che Egli è sempre con noi. Per questo possiamo essere sempre sicuri da ogni turbamento, e quindi nella pace interiore che cercheremo di diffondere attorno a noi”.

“4. Tutto ciò si verifica ogni giorno nella nostra vita. Per comprenderlo e sperimentarlo, ogni mattina dovremmo dare inizio alla giornata con un momento di preghiera, valorizzando quelle belle formule che abbiamo appreso dai genitori ed in particolare dalla mamma, dalle nonne: Ti adoro mio Dio… Potremmo pure valorizzare le prime espressioni della preghiera che ci accompagna nella Visita pastorale che sto compiendo nelle parrocchie dell’arcidiocesi: “Signore Gesù, noi crediamo fermamente che tu sei il Buon Pastore inviato dall’amore del Padre per darci la vita in abbondanza. Ti ringraziamo per l’amore, la misericordia e la tenerezza che manifesti a ciascuno di noi e a tutto il tuo santo gregge che è la nostra chiesa di Catania”. Questa mattina siamo qui per partecipare alla Messa dell’aurora in onore della nostra amata Sant’Agata. La guardiamo sempre con tanto affetto e come una persona carissima, una della nostra famiglia. Agata, nel suo volto sereno e radioso, esprime la gioia di chi crede nell’amore misericordioso del Padre, di chi vive nella grazia di Gesù ed è sempre guidato dallo Spirito Santo. Agata si è affidata con fiducia totale a Gesù, il Pastore buono e grande, e da Lui si è fatta sempre guidare. Agata ha attraversato la valle oscura della violenza subita dal persecutore Quinziano e con il martirio è entrata nel riposo di Dio, partecipando al banchetto eterno del Paradiso. Agata ancora una volta ci esorta a confidare nel Signore dimostrandoci che egli è fedele nel suo amore e non ci delude. Accogliamo l’invito di Agata e viviamo sempre così e specialmente in questi giorni di festa in suo onore. Lo auguro affettuosamente a tutti”.

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Redazione NewSicilia



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