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I volti di cera del presepe settecentesco di Acireale

Presepe Acireale
1 gen 2015 - 07:54

ACIREALE – Leggende e storie d’altri tempi fanno da cornice a personaggi dal volto di cera che popolano il Presepe settecentesco di Acireale, tesoro inestimabile della dimessa chiesa di Santa Maria la Neve conosciuta comunemente come “a rutta”, la grotta, che di anno in anno accoglie sempre più visitatori e turisti provenienti dai luoghi più disparati incuriositi dall’unicità della realizzazione artistica spiegata e raccontata con dovizia dai volontari dell’associazione Tesori d’Arci. Dall’1 fino al 6 gennaio il presepe rimarrà aperto al pubblico. presepe Acireale Il visitatore, accolto da una porticina secondaria della chiesa ottocentesca, aprendo un’enorme tenda che funge da divisore degli spazi interni, viene avvolto dalla calda penombra di un naturale ingrottamento lavico formatosi intorno al 300 a. C. entro il quale una trentina di sculture dai volti di cera si dispiegano intorno al motivo cardine della Natività. Natività I soggetti sono realizzati in legno ma stupiscono per la realistica esecuzione del volto, opera di due ceroplasti, l’acese Cormaci e il romano Gagliesi, che nel 1812 iniziarono la loro mirabile opera. Come ci racconta Serena Iudica, volontaria dell’associazione “I due ceroplasti utilizzarono due tecniche diverse. Gagliesi utilizzò la tecnica del calco su defunto donando ai personaggi lineamenti più precisi, marcati e realistici, mentre Comaci utilizzò la tecnica tradizionale della cera stesa strato su strato. Gli occhi delle figure sono di vetro e danno il senso della profondità dello sguardo, i denti sono in osso, mentre barba e capelli sono veri. Un tempo si usava tagliare i capelli e poi scambiarli o venderli e questi in particolare furono donati per la realizzazione del presepe. La maggior parte dei vestiti sono originali. Il damascato in oro dei re magi è un tessuto che si usava nel 700 ed è ricamato in oro. Quelli degli altri pastori sono cuciti a mano, alcuni ripresi interamente per lo stato di usura in cui si trovavano”. ciaramiddaru Un resoconto da brivido ancor più se accompagnato dall’immagine diretta di quei personaggi a dimensione d’uomo silenziosi, eppur vivi nella narrazione della propria vocazione, cristallizzati in vivide espressioni di meraviglia, stupore e meditazione capaci di donare ad ogni visitatore il senso della partecipazione diretta all’evento che 2000 anni fa mutò il corso della storia. I soggetti realizzati sono tutti tipici della tradizione siciliana. Dinanzi al visitatore si svelano a cerchio i “ciaramiddari” con le loro originali settecentesche ciaramedde in vera pelle, “u scantatu ra stidda”, l’abbagliato a tal punto dalla stella cometa da rimanere accecato e rappresentato con una benda sull’occhio, “a susanedda” che porta i doni rievocata anche nella canzone “E susi pasturi”, il pastore con i pesci in mano creato per ringraziare gli abitanti di Santa Maria la scala per il contributo che diedero alla realizzazione del presepe e tanti altri personaggi caratteristici che incredibilmente la storia ci tramanda quasi integri in quella magica grotta dai confini naturali. bambina con uccellino Ogni anno, oltre che da visitatori e turisti curiosi, l’antro lavico viene contemplato in estatica meditazione anche dagli anziani del paese che si recano sul luogo quasi come se si trattasse di un vero e proprio pellegrinaggio commemorativo per non dimenticare sia Don Mariano Valerio, il sacerdote fondatore del presepe che una notte del 1741, rifugiatosi per un temporale nella grotta, fu folgorato da un’ispirazione divina e maturò l’idea di realizzare “una grotta a somiglianza di quella di Betlemme”, sia tutti coloro che nel lontano 1792 inaugurarono quel presepe “un tempo circondato unicamente dalla campagna aperta e solitaria e che solo nel 1820 - continua un’altra volontaria Claudia Mallamo - Don Pasquale Abate Pennisi, figlio del Barone di Floristella, ampliò costruendo l’attuale facciata della chiesa e realizzando la volta in pietra pomice nera che ancora oggi possiamo ammirare”. Questo e tanto altro è la storia del presepe settecentesco di Acireale, un luogo da vivere oltre che da visitare per comprendere appieno la grandiosità di un progetto che tutt’oggi, con ogni mezzo a disposizione, laici e devoti cercano di portare avanti per non lasciare che un bene così prezioso venga corroso dal tempo e dall’assenza di fondi. Per maggiori informazioni visitare la pagina facebook: presepe settecentesco di Acireale.

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Daniela Torrisi



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