Mafia

I servizi segreti italiani ancora al centro della strage di via D’Amelio

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5 feb 2015 - 11:45

CALTANISSETTAI servizi segreti italiani al centro di un nuovo scandalo? È quello che potrebbe accadere dopo la deposizione, al processo Borsellino quater, del poliziotto Giuseppe Garofalo.

Garofalo, ascoltato per la prima volta dai magistrati nel 2005, secondo la sua ricostruzione, subito dopo la strage di via D’Amelio, fu avvicinato da un uomo, attestatosi come appartenente ai servizi segreti, il quale chiese informazioni riguardanti la borsa del giudice palermitano.

“Non ricordo tuttavia - ha detto il teste – se questa persona mi chiese qualcosa a proposito della borsa del giudice Borsellino o se lui era già in possesso della borsa. Lo lasciai andare solo perché mi esibì i documenti. Questa persona io non l’ho più vista. Era di altezza media, carnagione chiara, pochi capelli e indossava una giacca. Questo è un particolare che ha attirato la mia attenzione perché eravamo in estate. È stato un contatto duro, veloce. Il nostro obiettivo era salvare le persone che vivevano in quel luogo perché per i nostri colleghi non c’era più nulla da fare”

Un ulteriore velo di mistero, quindi, infittisce l’enigma che si è creato intorno alla famosa “agenda rossa” di Paolo Borsellino, andando ad oscurare uno dei fatti di cronaca che più duramente ha colpito, non la Sicilia, ma l’Italia intera.

Ciò che rende ancora più nera questa tragedia è il binomio, ormai forte ed indissolubile tra i servizi segreti italiani e la morte del “giudice-eroe” palermitano.

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Redazione NewSicilia



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