Convegno

I riflettori di “Penelope” su minori scomparsi e conflitti familiari

LOCANDINA
11 nov 2015 - 20:04

CATANIA - Nel mondo, ogni giorno scompaiono 22 mila persone. In Italia, ogni giorno scompaiono 28 persone. Ogni giorno. Da un punto di vista terminologico, rispetto ad altri concetti giuridicamente rilevanti, quale quello di “assente” o quello di “latitante” che evocano, rispettivamente, la irrilevanza temporale e la volontarietà della non presenza, il concetto di scomparso allude all’attesa di una futura presenza e, insieme, ad un’incertezza: lo scomparso potrebbe “non tornare”. Chi scompare non si sa se mai farà ritorno. E se l’attesa è già di per sè lacerante, diventa insopportabile se a scomparire è un minore.

La Sicilia è la seconda regione italiana per numero di scomparsi, con quasi 13 mila persone negli ultimi quarant’anni. La provincia di Catania è quella dove ci sono più bambini scomparsi di tutta l’Isola: sono 997 i minori dei quali non si hanno più notizie in città, seguono Palermo con 835, Agrigento con 616 e Messina con 537.

La statistica raggruppa in tre i casi di scomparsa:

1-minori che si allontanano volontariamente da casa o dalle comunità cui sono affidati (c.d. allontanamenti volontari);

2-minori sottratti da un genitore all’altro, in occasione di conflitti familiari, quali separazioni;

3-minori scomparsi per i quali si ipotizza un sequestro di persona.

Le domande che bisogna porsi davanti a tali allarmanti situazioni sono principalmente due. Quale forma di tutela esiste per fronteggiare l’emergenza scomparsi? Cosa possiamo fare in futuro? Nel 2012 è stata introdotta la legge n.203, in tema di “Disposizioni per la ricerca di persone scomparse” la quale, seppur concisa, ha introdotto una rilevante novità in tema di avvio delle ricerche. Difatti, l’art 1 della predetta legge (unico articolo) stabilisce che :…Chiunque viene a conoscenza dell’allontanamento di una persona dalla propria abitazione o dal luogo di temporanea dimora e, per le circostanze in cui è avvenuto il fatto, ritiene che dalla scomparsa possa derivare un pericolo per la vita o per l’incolumità personale della stessa, può denunciare il fatto alle forze di polizia o alla polizia locale. La differenza con la normativa previgente è netta. In passato occorreva un interesse personale, come quello imputabile ai familiari, affinchè si potesse denunciare la scomparsa di qualcuno e attivare la procedura di ricerca. Adesso, dopo l’introduzione della normativa di cui alla l. 203/2012, tale procedura può essere avviata su impulso di “Chiunque viene a conoscenza dell’allontanamento”, dando rilevo primario ad un interesse di tipo sociale e non più strettamente personale.

Quando scompare un minore viene immediatamente attivato il SIS (Sistema di Informazione Schengen), un’integrazione delle banche dati delle forze di polizia che consente alle autorità nazionali di effettuare controlli alle frontiere, di coordinare tali controlli, nonché di ottenere informazioni su persone o oggetti. Gli Stati membri alimentano il SIS attraverso reti nazionali (N-SIS) collegate a un sistema centrale (C-SIS). L’ufficio di polizia che ha ricevuto la denuncia promuove l’immediato avvio delle ricerche dandone contestuale comunicazione al prefetto locale per il tempestivo e diretto coinvolgimento del commissario straordinario per le persone scomparse e per le iniziative di competenza. Sentiti l’autorità giudiziaria e i familiari della persona scomparsa, il Prefetto valuta l’eventuale coinvolgimento degli organi di informazione, comprese le strutture specializzate, televisive e radiofoniche, che hanno una consolidata esperienza nella ricerca di informazioni sulle persone scomparse. Nella società moderna, tradizionalmente fondata su una costante promessa di sicurezza e, insieme, su un meccanismo di controllo anagrafico abbastanza pervasivo, la scomparsa pone in crisi il sistema.

È il caso di riflettere sulla circostanza che in una società globalizzata e tendenzialmente anomica come quella attuale, l’argomento assume rilievo in ordine alle spinte solidaristiche testimoniate, ad esempio, dalle iniziative di associazioni quali Penelope, in un’ottica preventiva attenta all’emergere di nuovi fenomeni criminali (si pensi ai fenomeni di tratta degli esseri umani, al traffico di organi, alla pedofilia in rete) e di disagio sociale (disgregazione dei nuclei familiari, marginalità, patologie psichiche). L’Associazione Penelope – associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse – in Italia presente dal 2002, ha adesso la sua associazione territoriale anche in Sicilia, ove il presidente, avv. Elena Cassella, nonché l’intero staff di psicologi, legali, e soci, si attivano giornalmente nel cercare di sostenere tutti coloro che si trovano a vivere il dramma della scomparsa.

Proprio a tal fine Penelope Sicilia ha organizzato un convegno, in collaborazione con il Siulp – Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia, e con il patrocinio del Comune di Catania, dell’Ordine degli Avvocati di Catania e dell’IPA – Associazione internazionale di polizia -, che avrà luogo il prossimo 13 novembre al Palazzo della Cultura in Catania, dalle ore 8,30 alle ore 13,30.

Parteciperanno al convegno in qualità di relatori: l’ avv. Antonio Maria La Scala, presidente nazionale di Penelope e responsabile-coodinatore nazionale del servizio di assistenza legale alle famiglie delle persone scomparse; la dott.ssa Marisa Scavo, procuratore distrettuale aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catania, che, da anni, coordina il pool antipedofilia, e si occupa di violenza contro le donne, stalking, violenze sessuali, femminicidi e reati contro la famiglia; la dott.ssa Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale per i Minori di Catania, da decenni in prima fila nella difesa dei diritti dei minori; il dott. Francesco Messina, questore di Caserta ideatore del “Processing Card” vademecum per gli operatori della Polizia di Stato per gli inteventi in materia di liti familiari; il dott. Angelo Villari, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Catania; il dott. Felice Romano, segretario nazionale Siulp.

L’obiettivo di tale simposio è quello di capire cosa si può fare per la sicurezza dei minori, sia con riferimento all’ambito familiare, sia a quello sociale e giurisdizionale, cosi da porre rimedio alle situazioni già in atto e ancor prima prevenire quelle future. 

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Redazione NewSicilia



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