Tragedia

I pompieri e la fossa comune. Ad Augusta in arrivo i resti dei 900 migranti morti un anno fa. Il caso dietro l’ecatombe

Italy Migrant Deaths
27 apr 2016 - 10:25

CATANIA – Per alcune miglia una coppia di delfini ha accompagnato la lugubre flotta. Poi è scomparsa fra i flutti, diretta chissà dove. Un breve, pietoso corteo per la nave della Marina Militare Italiana che in queste ore sta rimorchiando il peschereccio della più grande tragedia di migranti avvenuta nel Mediterraneo. Quella avvenuta nella notte del 18 aprile dello scorso anno, quando un’imbarcazione con a bordo centinaia di cittadini nordafricani è affondata a poche miglia da Lampedusa.

Ad un anno esatto dall’ecatombe, una ditta privata specializzata ha fatto riemergere il natante con un sistema a pistoni da una profondità di 370 metri. 28 sopravvissuti, grazie anche all’eroico intervento di pescatori lampedusani nell’oscurità vorace, 169 cadaveri già recuperati, un numero finora incalcolabile di vittime che presto dovrebbe diventare certo.

Fra domani e venerdì è previsto nel porto di Augusta l’approdo. Un hangar è stato costruito nella zona militare appositamente per accogliere i resti che saranno rinvenuti. Saranno i vigili del fuoco dei dipartimenti siciliani a dovere svolgere l’agghiacciante compito. Una volta messo in sicurezza il peschereccio nel porto della costa siracusana, i pompieri, dopo avere ricoperto di azoto liquido l’imbarcazione, dovranno estrarre i corpi ancora imprigionati nella stiva dell’orrore. Al termine dell’estrazione, toccherà ai medici del 118 prelevare campioni di dna.

Si stima che in uno spazio capace di contenere al massimo 40 persone, siano stati costretti a pressarsi circa 900 migranti. Cercate di immaginare un attimo l’inimmaginabile. Uomini, donne, bambini, centinaia di esseri umani disperati obbligati a stringersi, schiacciarsi l’uno contro l’altro nell’angusta stiva di un peschereccio fatiscente. Cercate di immaginare un attimo l’inimmaginabile per comprendere l’incomprensibile: la ferocia dei trafficanti di esseri umani che gozzovigliano in Libia, la sofferenza di chi ha scommesso tutti i suoi risparmi su un futuro migliore. Eppoi dolore, insostenibile, inquantificabile dolore. Eppoi una fossa comune galleggiante, centinaia di corpi ammassati che non si sa come saranno restituiti dal mare dopo un anno intero di inabissamento.

E adesso immaginate, quindi, il compito che spetta ai nostri vigili del fuoco. Quello che fa andare su tutte le furie il coordinamento nazionale dell’Unione Sindacale di Base.

Costantino Saporito USB Vigili del fuoco

Costantino Saporito USB Vigili del fuoco

“Il rischio dell’operazione è una vera incognita – ci dice Costantino Saporito, dell’Usb nazionale -. Il dipartimento dei vigili del fuoco di fatto sottovaluta diversi fattori, tra cui l’impatto psicologico di un intervento non convenzionale. Non siamo stati preparati ad affrontare un orrore del genere, così grande. Sì, è vero, è una fosse comune quella che attende i nostri operatori. Ve ne rendete conto? No, nessuno di noi può rendersene conto. Oltre a questo si sta esponendo i lavoratori del corpo nazionale ad un ambiente di cui non conosciamo gli effetti chimici che possono venirsi a creare. Il relitto è rimasto sotto il fondale marino per troppo tempo. Ora, benché verrà aperto in un ambiente saturo di azoto liquido, non sappiamo di fatto cosa è contenuto al suo interno, ci riferiamo anche a eventuali materiali. Il dipartimento potrebbe usare un mezzo radiocomandato (così come è stato fatto per la Costa Concordia) ma ormai siamo abituati alla confusione operativa, la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra”.

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“Questa operazione non è soccorso, non è convenzione, non è vigilanza – continua Saporito, che sarà presente ad Augusta – ma un modo di sfruttare la nostra opera per permettere ai nostri dirigenti di acquistare punti spendibili in termini di carriera. Se la nostra amministrazione ci tenesse al rispetto della salute e della professionalità dei lavoratori avrebbe dichiarato lo stato di emergenza ed avrebbe fatto in modo che i vigili del fuoco si occupassero della semplice vigilanza ai lavori. Invece a noi operatori del soccorso toccherà fare tutto il lavoro con una turnazione lavorativa massacrante che vedrà giornalmente circa 96 vigili del fuoco alternarsi senza sosta nel tentativo di compiere questa operazione. Operazione che costerà 300 mila euro”.

Ma non basta. I vigili del fuoco riceveranno un misero straordinario di appena 7 euro lordi – LORDI – ad ora per un massimo di 12 ore. E se le ripercussioni sullo stato d’animo di chi dovrà mettere letteralmente le mani in un pozzo di pietà e raccapriccio sono imprevedibili, è certo che per l’operazione non è stata acquistata alcuna attrezzatura. Saporito rivela che “le nostre attuali attrezzature per fronteggiare il rischio biologico sono tutte scadute e non verremo considerati come categoria a rischio e usurante, non avremo alcuna assicurazione sanitaria (i vigili del fuoco sono attualmente sprovvisti di coperture assicurative, se ci facciamo male le cure sono a spese nostre). Inoltre, è al vaglio dell’amministrazione anche la possibilità di fare una manovra di recupero crediti sugli stipendi dei pompieri che nel passato sono stati impegnati in operazioni che oggi vengono dichiarate prive di copertura economica”.

“Non dimentichiamo che la Sicilia – conclude Saporito – è stata fortemente penalizzata dal riordino dei dipartimenti, ma non ci si pone scrupolo a sfruttarla senza ritegno. Ecco come lavorano i vigili del fuoco, amati dai cittadini e sfruttati dallo Stato”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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