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I marchi siciliani salvati dai dipendenti: la storia del birrificio Messina

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29 dic 2015 - 06:05

MESSINA - La Sicilia si è da sempre affermata tra le regioni con alcuni fra i migliori marchi in tutta Italia. Molti di essi hanno col tempo perso la loro competitività economica per via di acquisizioni o assorbimenti da parte di aziende maggiori che hanno portato a un tracollo, spesso irrecuperabile. Tra le storie più interessanti sotto questo punto di vista spicca quella dello storico birrificio Messina, il più importante nella storia dell’isola.

La “Birra Messina” fu fondata nel 1923 dalla famiglia Lo Presti – Faranda con il nome iniziale di Birra Trinacria. La produzione si incrementò affermandosi anno dopo anno e divenendo il punto di riferimento di Sicilia e Calabria. Negli anni settanta del XX secolo iniziarono le difficoltà anche in seguito alla diffusione di numerosi marchi concorrenti nazionali ed esteri.

Nel 1988 lo stabilimento messinese fu acquisito dalla Dreher, uno degli storici marchi incorporati dal gruppo Heineken Italia e con lo stabilimento venne rilevato anche il marchio “Birra Messina”.

La produzione della birra intanto venne gradatamente spostata dagli impianti siciliani ad altri del gruppo pur mantenendone etichetta e diciture storiche. Nel 1999 lo stabilimento messinese si era ridotto a semplice impianto di imbottigliamento per il mercato siciliano. La produzione era invece trasferita in Puglia, a Massafra, impianto del marchio Dreher. Nel 2007 la Heineken annunciava la definitiva chiusura dello stabilimento messinese di via Bonino. Nel mese di febbraio 2008 la fabbrica messinese fu acquisita dalla società Triscele s.r.l. appartenente alla famiglia Faranda.

Non potendo produrre sotto il nome di “Birra Messina” vennero immesse nel mercato siciliano due nuove etichette rifacentesi alla storica fondazione del 1923: la “Patruni e sutta” e la “Birra del sole“. L’operazione, che mirava a riprendere il mercato precedente non ebbe però i risultati sperati. L’anno successivo la Confconsumatori di Messina presentò un ricorso all’autority garante della concorrenza e del mercato contro la “Heineken” per “messaggi considerati ingannevoli”; l’uso del simbolo Triscele, le diciture antica ricetta e dal 1923 in etichetta vennero considerati fuorvianti in quanto nulla c’era di “siciliano”, né la ricetta, né la sede legale e neanche lo stabilimento di produzione sito a Massafra, in Puglia.

Nel 2011 anche la Triscele s.r.l. annunciava la chiusura degli stabilimenti e il licenziamento dei 42 lavoratori. Sono stati messi in opera vari tentativi per riavviare la produzione degli stabilimenti chiusi ma, nonostante le premesse, la produzione della birra a Messina all’inizio del 2014 non era ancora ripartita. La ripresa della produzione è slittata all’autunno di quest’anno grazie all’iniziativa di quindici ex dipendenti della Triscele ai quali il regista Alessandro Turchi ha anche dedicato un docu-film che riassume la storia dell’azienda. 

Le richieste sono già tante e da diverse parti del mondo, con la speranza che la “Birra Messina” torni ad essere un motivo d’orgoglio per ogni siciliano.

Santi Liggieri



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