Celebrazione

I 25 anni da pastore e custode della sofferenza di Padre Giorgio

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25 giu 2016 - 17:17

RAGUSA - Proprio oggi, giorno della nascita di San Giovanni Battista, nella cappella dell’ospedale “Civile”, Padre Giorgio ha celebrato la santa messa, ricordando in un’appassionata omelia i suoi venticinque anni da sacerdote e custode della sofferenza degli ammalati dei reparti dell’ospedale.

Ad accompagnarlo la madre, i suoi familiari e padre Salvatore Giaquinta, cappellano dell’ospedale “Maria Paternò Arezzo” e don Nino Aprile, parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Pozzo Cassero, che lo hanno accompagnato nella celebrazione della messa.

“Tutto è iniziato da qui, in questo luogo – ha detto padre Giorgio con voce commossa – quando dopo l’incontro con don Giuseppe Cabibbo, cappellano del Civile, la mia vita ha avuto una svolta. Ho riempito le mie giornate, prima occupate da futili attività ed interessi, al volontariato in ospedale, in questo ospedale, scegliendo come reparto l’oncologia, luogo di grande sofferenza e fragilità. Dove il dolore è un’esperienza sensoriale o viscerale che ti pone in una condizione interiore di grande impatto emotivo”.

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La voce di Padre Giorgio ogni tanto leggermente vibrava, ma senza sosta ha continuato a catturare i cuori di tutti presenti nel breve, ma intenso, racconto dei suoi 25 anni di sacerdozio, poi lo sguardo ha incontrato quello della madre e Padre Giorgio ha raccontato come lei lo avesse sempre aiutato nell’intraprendere quella sua nuova strada.

Ha riportato alla memoria l’incontro con l’allora vescovo mons. Angelo Rizzo, che lo ha accolto con affetto paterno e che, negli ultimi anni della sua sofferenza, lo definiva con grande affetto “il suo giovane angelo”.

Padre Giorgio ha voluto ricordare tutti coloro che in questo suo nuovo percorso di vita gli sono stati accanto e lo hanno accompagnato, tra cui i vescovi che si sono avvicendati negli anni, da Mons. Rizzo fino a Mons. Carmelo Cuttita. Un passaggio molto caro lo ha dedicato a Mons. Antonio Staglianò, riferimento significativo e fondamentale: “Staglianò è un mio fraterno amico, una persona che vive accanto alla gente, ma soprattutto ai giovani attraverso il linguaggio della musica riuscendo a creare in loro un legame forte con Dio e con la Chiesa… un linguaggio che io condivido pienamente”.

Clelia Mulà



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