Indagini

Guida il motorino usato per l’omicidio Maccarrone: arrestato “u pupiddu” Massimo Di Maria

Omicidio Adrano
28 gen 2017 - 09:53

CATANIA -  Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha arrestato Massimo Di Maria, 39 anni, conosciuto come “u pupiddu”, pregiudicato, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in data 25.1.2017 dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania, in quanto ritenuto responsabile, in concorso con Antonio Magro e Massimo Merlo, già arrestati, dei reati di omicidio aggravato  e di detenzione e porto illegali di arma da fuoco.

Il 2 dicembre 2016, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Adrano aveva già eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nei confronti di Antonio Magro e Massimo Merlo, ritenuti responsabili, il primo quale mandante ed il secondo quale esecutore materiale, dell’omicidio di Maurizio Maccarrone, 46 anni, avvenuto ad Adrano la mattina del 14 novembre 2014.

L’odierna misura cautelare consente di fare piena luce sull’assassinio con l’individuazione di Di Maria, componente del “commando di fuoco”, quale conducente dello scooter utilizzato per avvicinare la vittima, raggiunta da Merlo con alcuni colpi d’arma da fuoco.

In particolare, alle ore 7,00 circa del 14 novembre 2014, a seguito di segnalazione al 113, personale del Commissariato P.S. di Adrano e della Squadra Mobile era intervenuto in via Cassarà dove si trovava il cadavere di Maurizio Maccarrone, di professione impiegato.

Durante il sopralluogo, personale del locale Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica aveva trovato e sequestrato 5 bossoli cal. 7,65.

Da una prima ricostruzione, effettuata grazie alle immagini estrapolate da un impianto di video-sorveglianza installato nelle vicinanze, si era visto come Maccarrone, dopo essere uscito dall’abitazione, mentre si dirigeva verso la propria autovettura, parcheggiata poco distante, era stato affiancato da due individui, entrambi coperti da caschi, che viaggiavano a bordo di uno scooter.

Con il mezzo in movimento il passeggero, Massimo Merlo, ha esploso alcuni colpi all’indirizzo della vittima; a questo punto il killer, sceso dal mezzo, si era avvicinato velocemente e aveva esploso, da distanza ravvicinata, ulteriori due colpi alla testa dell’uomo a terra.

Da un’attenta visione del filmato era emerso che il conducente dello scooter era di bassa statura, tanto da avere difficoltà nel manovrare il mezzo nelle concitate fasi del delitto e in quelle successive.

Le investigazioni, orientate sin dalle prime battute sulla sfera personale della vittima, facevano emergere il movente passionale del delitto

Il modus operandi dei killer e il particolare dell’esplosione dei due colpi alla testa, lasciavano, tuttavia, ritenere che i killer potessero operare nei contesti della locale criminalità organizzata.

Le indagini hanno tratto un decisivo impulso dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Di Marco, esponente storico del sodalizio degli Scalisi, locale articolazione della famiglia mafiosa Laudani, il quale ha riscontrato che l’episodio, sebbene riconducibile a movente passionale, era maturato nell’ambito dei gruppi mafiosi operanti nell’area di Paternò, Adrano e Biancavilla, riconducibili ai Laudani, “Mussi ‘i ficurinia”.

Il collaboratore individuava il ruolo di mandante di Magro e quello di esecutori materiali di Massimo Di Maria e Massimo Merlo, operanti nell’area criminale dei Laudani, i primi due nell’ambito del gruppo mafioso Morabito – Rapisarda di Paternò mentre il terzo nel gruppo degli Scalisi di Adrano.

Il movente era la gelosia che Magro provava nei confronti di Maccarrone, per una presunta relazione con una donna, già individuata dagli investigatori subito dopo l’evento delittuoso, con la quale in passato il mandante dell’omicidio aveva avuto, a sua volta, una relazione, motivo per il quale dava l’ordine di eliminare il “rivale”.

Il materiale probatorio raccolto ha fornito ampi riscontri del ruolo di Killer di Massimo Merlo il quale, discorrendo con il suo interlocutore in merito all’omicidio in esame, esclamava a voce bassa “…Ci i’ d’arreri …n’aricchi accussì… PUM – imitando un colpo d’arma da fuoco - ….e gridava…gridava … ittava vuci”.

Per quanto riguarda, invece, la posizione di Di Maria, sebbene dalle indagini fossero emersi alcuni elementi di riscontro alle dichiarazioni del pentito e dalla visione delle immagini si fosse rilevata una forte rassomiglianza antropometrica con il guidatore dello scooter (la bassa statura con conseguente guida maldestra), nel corso delle attività è stata registrata una conversazione nella quale Merlo, in ordine al coinvolgimento di Di Maria quale conducente del mezzo, diceva al suo interlocutore: “…Ma se quello non ci sale nel motorino da quando aveva undici anni… non ce la fa neanche a portarlo… ”.

Le indagini sono proseguite anche dopo l’esecuzione della misura cautelare nei confronti di Magro e Merlo, al fine di acquisire ulteriori elementi di riscontro anche nei confronti del terzo responsabile del delitto in esame.

Nel corso di un colloquio intercettato in carcere, Merlo, dialogando con il fratello e riferendosi a Di Maria esclamava “…Gli devi dire mio fratello a te ti ha sempre discolpato. Perché anche l’intercettazione che lui ha avuto, che lui dice chi è. Lui ti discolpa, ecco perché non ti hanno fatto il mandato di cattura a te (….). Quindi tu gli devi dire che al 99% tu ta scagghiasti (fonetico), grazie a mio fratello! “.

Tale conversazione testimonia il coinvolgimento di Di Maria, essendo Merlo consapevole di avere volutamente tentato di scagionarlo, al punto che, per assicurare il silenzio, pretende somme di denaro, in modo tale di poter fare “la galera in pace”.

La conversazione, insieme ai contatti telefonici, rilevati dai tabulati, tra Di Maria e Merlo il giorno dell’omicidio, la guida maldestra registrata dalle telecamere e le dichiarazioni del collaboratore consentono di chiudere il cerchio sui soggetti coinvolti nell’omicidio di Maurizio Maccarrone.

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Redazione NewSicilia



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