Polemica

Guardie mediche, scatta la terza interpellanza. “Siamo in emergenza”

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12 mar 2016 - 12:37

CATANIA - Prima la Saverino in Comune, poi Castiglione in Parlamento e adesso anche il deputato Gino Ioppolo. 

È scattata la terza interpellanza che porta ancora una volta alla ribalta la spinosa vicenda delle guardie mediche a Catania e nei comuni dell’hinterland. Questione che è già arrivata sul tavolo del Ministro Lorenzin.

I riflettori questa volta, però, si accendo sul governo regionale. Ioppolo, Formica e Musumeci si sono rivolti direttamente al presidente della Regione, Rosario Crocetta, e all’assessore alla Salute. I tre hanno fatto riferimento ai sempre più gravi episodi di aggressioni registrati nell’ultimo periodo. 

“Il governo regionale assuma urgenti e concrete iniziative – si legge nella nota –  per garantire la sicurezza e l’incolumità dei medici impegnati nel servizio di continuità assistenziale della provincia di Catania, oggetto di ripetuti atti di violenza e criminalità”.

La polemica, dunque, non si placa. E i medici hanno chiesto un intervento dell’Asp, tacciata di immobilismo dai sindacati anche per altre ragioni; 

Una delegazione di dottori chirurghi ha incontrato il direttore sanitario, Franco Luca ma ancora non c’è nulla di concreto se non la proposta in termini di sicurezza di far indossare al medico di turno un braccialetto collegato ad un apparecchio telefonico che in caso di aggressione possa lanciare il segnale automaticamente.  

“La situazione – sottolinea Ioppolo – ha raggiunto livelli di allarme assolutamente insostenibili e ingiustificabili, che richiedono l’adozione urgente di misure di prevenzione e sicurezza efficaci, quali, a solo titolo d’esempio, la realizzazione di sistemi di videosorveglianza e la localizzazione dei presidi di Continuità assistenziale in luoghi non isolati e meno fatiscenti”.

“È necessario – conclude il parlamentare – garantire la sicurezza del personale medico che presta un servizio di assoluta importanza per le comunità assistite, in condizioni obbiettivamente difficili, a volte proibitive, e a rischio evidente di incolumità personale”.

L’idea del braccialetto non soddisfa anche perché a quanto pare per farlo funzionare serve trovarsi vicino all’apparecchio.

Ma dato che la legge lo prevede perché non dotare le sedi della corretta sorveglianza? Questo ancora non è dato sapere.

Giorgia Mosca



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