8 marzo

Gli scatti di denuncia di Giovanni Labisi: “Ricordiamo le donne vittime di violenza”

8 mar 2015 - 07:00

VITTORIA - L’otto marzo è la festa delle donne e spesso si è perso il reale significato della celebrazione che ricorda le battaglie di emancipazione del gentil sesso. Una giornata che, spesso, si è trasformata in una festa dai connotati ben lontani dalle lotte e dalle nobili rivendicazioni.

Infatti l’otto marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell’ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. La giornata intende ricordare le vittime del grave incendio avvenuto nel 1911 a New York, nella Triangle Shirtwaist Company dove morirono oltre 100 donne in prevalenza italiana ed ebrea.

Per questo motivo il giovane fotografo vittoriese Giovanni Labisi ha voluto rompere la catena del conformismo e dedicare alcuni scatti per denunciare – proprio in questa giornata – le violenze che tutt’ora subiscono le donne. NewSicilia.it lo ha intervistato.

- Come è partita l’idea di leggere in questa chiave la festa delle donne?

“L’idea di iniziare questo progetto per la festa delle donne nasce da un percorso mio interiore di crescita nel modo di voler comunicare qualcosa di importante, emozionale con delle foto. Ho cercato di dare con degli scatti uno spunto di riflessione ai lettori”.

- Concordi sul fatto che sia una festa che – in ogni caso – ricorda una tragedia immane e diritti violati?

“Concordo in pieno, la festa delle donne nasce proprio per ricordare quella tragica giornata dove persero la vita ben 123 donne nel bel mezzo di un incendio nella fabbrica di Triangle a New York. Non voglio creare polemica inutile, ma oggi nelle scuole come nella maggior parte degli ambienti sociali, l’8 marzo è visto solo come il giorno in cui la donna è libera di sballarsi, fa male sapere che le stesse donne che festeggiano questa giornata non conoscono il vero significato di questa data”.

- Cosa ha ispirato i tuoi scatti e che segnale vuoi lanciare?

“L’ispirazione per questo progetto è arrivata in un momento alquanto strano, sarò sincero con voi… scorrendo per un social network ho incominciato a vedere locandine che pubblicizzavano la serata dell’8 marzo, con spogliarellisti, drink e musica, da lì mi è venuta rabbia nel pensare che si travisasse il vero significato della giornata, mi sono posto subito la domanda, come posso fare per dimostrare con la mia arte che questo giorno ha un significato più importante. Si è accesa la lampadina ispiratrice e ho visto davanti ai miei occhi che cosa volevo trasmettere in foto e così ho fatto, ho voluto ricordare la piaga sociale della violenza sulle donne”.

- Quali i tuoi progetti di cui vai più fiero e cos’hai in cantiere?

“Il progetto di cui vado più fiero è stato il mio primo e vero shooting fotografico da me ideato, creato e curato nei minimi dettagli. Il titolo era Wester Geisha, dove con delle foto ho richiamato l’antichissima cultura orientale della geisha cercando di fonderla con la società minimalista odierna occidentale. Uno dei miei prossimi progetti fotografici riguarda un altro importante tema sociale ma mi fermo qui per lasciare ai lettori un po’ di curiosità che spero li spingerà a visionare i miei futuri lavori”.

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Andrea Sessa



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