Interrogazione

Giulia Grillo: “A Catania diventa avvocato solo chi ha i soldi”

Giulia Grillo, deputata etnea del Movimento
Giulia Grillo, deputata etnea del Movimento
3 mar 2015 - 17:49

CATANIA -A Catania studiare e ottenere le credenziali per una professione costa caro e solo chi ha i soldi riesce a ottenere qualcosa, chi non può permettersi di sborsare migliaia di euro invece deve rinunciare a un sogno. È questa l’Italia democratica che tanto decanta il nostro premier? Abbiamo l’impressione che nel nostro paese ancora una volta ci siano figli e figliastri, frutto di una politica poco attenta alle vere esigenze dei cittadini“. A dichiararlo è l’esponente del M5S Giulia Grillo che ha presentato una interrogazione rivolta al Ministro della Giustizia in merito alla vicenda del giovane catanese Camillo Greco, 27enne dottore in Giurisprudenza che ha deciso di dar vita a un sit-in davanti al palazzo di Giustizia di Catania per protestare contro l’obbligo imposto ai futuri avvocati di frequentare un corso di preparazione prima di poter accedere all’esame di abilitazione.

Infatti, così come prevede la legge n.247 del 2012 relativa alla riforma della professione forense, il praticantato oltre ai 18 mesi nello studio di un avvocato comporta anche la frequentazione di un corso obbligatorio di preparazione all’esame: qualora non si frequenti questo corso, l’aspirante avvocato non può presentarsi all’esame.

Peccato, però, che nella legge si fa riferimento alla necessità di un regolamento attuativo da parte del Ministero della giustizia che a oggi non è ancora arrivato“, aggiunge Giulia Grillo che evidenzia come tuttavia a Catania l’ordine degli avvocati, pur in assenza di un regolamento attuativo, ha istituito questo corso obbligatorio dal costo di €1.100, “con una forte discriminante rispetto ad altre città dove questo tipo di corso costa molto meno (a Cosenza servono solo 100 euro): nel caso in cui gli aspiranti avvocati si rifiutino di pagare il corso, l’ordine di Catania ha già minacciato di non rilasciare il certificato del praticantato, impedendo così ai praticanti avvocati di partecipare all’esame di abilitazione“.

Da qui l’interrogazione al ministro della Giustizia da parte del M5S per evidenziare che “se da parte del ministero si fosse emanato un regolamento attuativo tutta questa assurda situazione si sarebbe potuta evitare: proprio il Ministro avrebbe dovuto assicurare una situazione uguale in tutta Italia grazie a una visione di insieme che avrebbe dovuto garantire una unitarietà di disciplina. A questo punto il Ministro faccia sapere se è a conoscenza di questa incresciosa situazione ed entro quando emanerà il regolamento la cui mancanza rischia di danneggiare economicamente migliaia di giovani praticanti avvocati e se soprattutto, in attesa del regolamento, sia obbligatorio frequentare il corso” conclude Giulia Grillo.

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Redazione NewSicilia



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