Discordia

Il giallo sotto la Croce. Scoppia il caso della parrocchia del Villaggio S.Agata. Don Alfio Spampinato rinuncia alla guida

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19 ott 2016 - 13:53

CATANIA - L’avamposto della discordia. Si trova in uno dei quartieri di Catania che hanno più urgenza dell’impegno concreto delle istituzioni, dove chi vive onestamente è abbandonato a se stesso, costretto ad una battaglia quotidiana. Senza conforto. Neanche della chiesa. Il Villaggio S.Agata, quello che porta il nome dell’adorata Patrona di Catania, è distante da tutti, da tutto, anche dall’Arcidiocesi, percepita così come un club esclusivo, una lobby ingobbita su interessi che di cattolico hanno soltanto i paludamenti, e peggio, peggio ancora.

L’avamposto della discordia è la Parrocchia S.Croce. Improvvisamente è senza guida spirituale. Improvvisamente e senza un perché, un perché ufficiale, quello dell’Arcidiocesi etnea. Un giallo. Con tanto di protagonisti e misteri.

I protagonisti: Padre Pio Guidolin e Don Alfio Spampinato. Il secondo è stato chiamato a sostituire il primo, da tempo parroco di S.Croce. Un cambio che ha spiazzato, fatto allungare ombre, aperto armadi che parrebbero imbottiti di scheletri. Perché Don Alfio lo scorso 16 settembre viene nominato dall’arcivescovo Gristina amministratore parrocchiale. E qui bisogna soffermarsi. Perché per cercare di fare luce sulla vicenda è necessario sapere cos’è un amministratore parrocchiale. Ecco cosa dice il Diritto Canonico.

“Il Codice di diritto Canonico permette ai Vescovi due modi per nominare parroci: a tempo indeterminato ed a tempo determinato Il Codice si raccomanda che il Parroco goda di stabilità e che solo in casi eccezionali si nomini il parroco a tempo determinato. Can. 522 – È necessario che il parroco goda di stabilità, perciò venga nominato a tempo indeterminato; il Vescovo diocesano può nominarlo a tempo determinato solamente se ciò fu ammesso per decreto dalla Conferenza Episcopale. La CEI con delibera n.17 del 1984, ha stabilito questo tempo per 9 anni. Un Parroco, anche nominato a tempo determinato, durante il novennio non può essere rimosso se non per gravi motivi. Ne consegue che può, durante il novennio, organizzare il suo lavoro e il suo programma pastorale e tutti gli uffici di Parroco che gli competono. Un amministratore parrocchiale ricopre un incarico in genere più delicato, e non gode di stabilità. Generalmente viene nominato un amministratore parrocchiale quando una parrocchia diviene vacante all’improvviso o quando si rimuove un parroco per gravi motivi. L’amministratore ha il compito di guidare la parrocchia e di preparare la comunità all’arrivo del nuovo Parroco”.

Chiaro? Qualcosa è accaduto, tanto da richiedere la nomina di Don Alfio, che la accetta con riserva e dopo un mese esatto, l’altro ieri, decide di andare via. Si alza il vento di tempesta. Sopresa, indignazione, rabbia. I parrocchiani sono un turbine di emozioni. Sul sito ufficiale della parrocchia un paio di post eloquenti.

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Il 63enne battagliero prete di frontiera decide di affidare ad una lettera il motivo che lo ha spinto a rinunciare alla nomina. Eccola nuda e cruda.

don-alfio1 don-alfio2 don-alfio3Secondo quanto rivelato da Don Alfio, quindi, il suo predecessore potrebbe essere stato rimosso per gravi motivi, che sarebbero quelli legati ad una cattiva gestione dei fondi destinati alle attività della parrocchia. Sospetti, trame segrete, accuse.

Già, un giallo. Arricchito anche del mistero di un blitz dell’arcivescovo Gristina in persona nella chiesa S.Luigi, quella sul viale Mario Rapisardi, guidata da monsignor Alfio Salemi, un veterano amato, rispettato, che tempo fa ha avuto come viceparroco Pio Guidolin. È il motivo per cui, nel giorno della rinuncia di Don Spampinato, il vertice dell’Arcidiocesi ha deciso di recarsi da Padre Salemi? È in corso un’indagine interna e si cercano informazioni? Oppure si è trattato soltanto di una visita di cortesia o per chissà cos’altro che nulla ha a vedere con S.Croce?

Intanto il malessere dei fedeli è palpabile. E non soltanto di quelli direttamente interessati al caso scoppiato nel Villaggio S.Agata.

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Non mancano anche toni molto più pesanti, indici puntati con la violenza della frustrazione di chi si sente tradito dall’istituzione che dovrebbe rappresentare e difenderi i più alti valori morali. Toni e indici che non riteniamo opportuno documentare, ma che sono facilmente scovabili con una semplice ricerca. Non è così facile, invece, capire cosa succede. Cosa succede davvero. Certi punti fermi dovrebbero essere tali. Chiesa dovrebbere essere chiesa, comunità, accoglienza, trionfo dei valori cristiani. Cristiani. Cristo è triste. Anche a Catania Cristo è triste.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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