Vertenza

Gela, svolta verde per la raffineria? I lavoratori non si fidano

Petrolchimico di Gela
22 ott 2014 - 06:00

GELA - Era il sogno industriale di Enrico Mattei. Sono passati 60 anni tra veleni, accuse di danni ambientali e alla salute, posti di lavoro incerti e adesso sembra che il destino dell’industria petrolifera a Gela abbia virato verso una svolta “green”.

Una svolta che, però, se da una parte fa felici gli ambientalisti dall’altra scontenta i lavoratori.

Nell’incontro avvenuto ieri tra il presidente Crocetta e i vertici della raffineria al ministero dello Sviluppo Economico è stato sancito un primo punto fermo: il cane a sei zampe abbandonerà la raffinazione del greggio e produrrà bio carburanti.

Sostanzialmente l’Eni farà diventare lo stabilimento di Gela “verde” a patto di rispettare delle precise condizioni. Tra queste la salvaguardia dei livelli occupazionali, vero nodo che ha paralizzato la città in questi giorni, con i lavoratori dell’indotto che hanno protestato dinanzi ai cancelli della raffineria.

Inoltre l’Eni – secondo gli accordi previsti – dovrà presentare un piano industriale e dimostrare la sostenibilità ambientale e politica di sviluppo delle ricerche di petrolio e metano in Sicilia. Un altro nodo importante – sul quale vi sono stati gli interventi del gruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars – è quello delle bonifiche del territorio.

L’azienda petrolifera inoltre dovrà varare delle misura compensative: tra queste vi sarebbe la realizzazione del più grande parco fotovoltaico d’Europa, compreso tra i territori di Butera, Licata e Gela.

“Positivo” per Crocetta il risultato dell’incontro. Le parti si sono date appuntamento al 6 novembre prossimo “per la discussione finale e la sottoscrizione del protocollo d’intesa che sarà preceduta da incontri tecnici a livello territoriale”.

“Abbiamo convinto l’Eni che fino a qualche giorno fa parlava di riduzioni dell’organico - ha spiegato Crocetta - a modificare la sua posizione. Ci aspettiamo adesso il rispetto degli accordi e che le assicurazioni fornite dall’azienda diventino realtà”.

Ma tra i lavoratori, specie dell’indotto, c’è molta diffidenza. Già quest’estate la vertenza sembrava conclusa, tranne poi riesplodere con la scoperta di una “bozza segreta” di accordo in base alla quale l’Eni avrebbe chiuso la raffineria tradizionale per sostituirla con un impianto di bio-carburanti, in cambio delle già citate misure compensative.

I sindacati sono molto critici: “In ballo c’e il futuro dei lavoratori e servono maggiori garanzie. Per questo vogliamo conoscere nel dettaglio tutte le informazioni necessarie sulla riconversione del polo di raffinazione”, ha affermato Salvatore Pasqualetto, segretario della Uil Sicilia.

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Andrea Sessa



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