Il Caso

Floridia, il peso dell’omofobia sul suicidio del sedicenne

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26 set 2015 - 20:02

FLORIDIA – Com’è noto ieri a Floridia, in provincia di Siracusa, un ragazzo di sedici anni ha scelto la strada della morte; era omosessuale e il suo corpo inerme era appeso a una corda, quando è stato trovato dalla madre. Il suicidio ha scosso tutta la città.

Il ragazzo, nei giorni precendenti, aveva scritto numerosi post su Facebook che testimoniano sia il suo disagio verso la propria omosessualità sia la necessità dell’accettazione da parte dei suoi cari. 28 giugno: “L’eterosessualità non è normale. È solo comune. -Dorothy Parker”. 4 agosto: “Se Dio esiste, sarà generoso con le creature che hanno voluto lasciare questa terra al più presto: potrebbe addirittura chiederci scusa per averci costretti a passare per questo luogo”. 22 settembre: “State ammazzando pure la mia poca umanità rimasta”.

Molte sono le associazioni che hanno voluto dare la loro opinione sull’accaduto. “Un altro ragazzo si è ucciso a causa delle continue discriminazioni di una società omofoba e chiusa - commenta la Rete degli Studenti Medi di Siracusa -. Ha preferito una corda e si è impiccato alle scale di casa. Nessun biglietto lasciato. Eppure aveva solo 16 anni, il cuore dell’adolescenza. Il periodo in cui si consumano i sogni, non le vite”.

Dalle parole degli studenti si sente un’amara ripugnanza verso una società che ancora oggi non riesce ad accettare la diversità.

Le presidentesse delle associazioni LGBT Stonewall e Zuimama si sono impegnate a scrivere una lettera aperta dalla quale si evince il loro disprezzo verso “una socierà cieca e sorda“.

Le battaglie contro odio e pregiudizio si combattono ogni giorno - afferma Tiziana Biondi, presidente di LGBT Stonewall Siracusa -. A prescindere dal vostro orientamento sessuale ed affettivo magari dando supporto a tutte quelle associazioni che chiedono di poter effettuare interventi educativi sul tema dell’omofobia all’interno di tutte quelle scuole i cui dirigenti aspettano anni prima di rispondere ad una richiesta o semplicemente rispondono che ‘al momento la scuola ha altre priorità’. Ogni essere umano è unico ed irripetibile e nessuno può e deve permettersi di ‘normare’ o di dettare regole sulla natura del suo essere e del suo sentire. Vogliamo una società e soprattutto una scuola laica, indipendente, inclusiva e rispettosa di tutte le differenze nessuna esclusa. Aleandro è stato ammazzato”.

La presidente di Zuimama, Cristina Aripoli, mostra la sua tristezza: “Sembra quasi che tu voglia fare della tua vita un romanzo, ricco di avventure e colpi di scena, in cui però il protagonista sembra destinato all’infelicità perenne e imprescindibile: come se tu imponessi a te stesso un sorriso negato. Non so spiegare questa mia tristezza; mi stanca. Non sono una vittima, per il ruolo di vittima bisogna esserci tagliati. Preferisco essere un folle. Queste non sono le mie parole ma gli scritti di un ragazzo, sì! Un folle che ha fatto un gesto folle che tuona dentro i nostri cuori per dire basta”. 

La presidentessa dell’associazione LGBT Stonewall, Tiziana Biondi, contattata dalla nostra redazione, ci ha informato dei vari progetti gratis proposti ogni anno alle scuole per l’educazione al rispetto. Ha inoltre voluto puntualizzzare la presenza degli sportelli d’ascolto per dire a tutti i ragazzi che “non sono soli” e “le associazioni sono presenti per dare sostegno“. Il loro sostegno è proposto anche ai genitori dei ragazzi che spesso rimangono spiazzati alla notizia che il proprio figlio possa essere omosessuale o la propria figlia lesbica. “Genitori non rimanete nel disagio”.

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Roberta Rapisarda



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