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Era il “braccio destro” dei “carateddi”: confiscati beni per 1,3 milioni di euro ad imprenditore vicino al clan Cappello. IL VIDEO

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15 giu 2017 - 07:49

CATANIA - La Direzione Investigativa Antimafia di Catania sta dando esecuzione al decreto di confisca patrimoniale, emesso dal Tribunale di Siracusa – Sezione Penale, nei confronti dell’imprenditore Francesco Pasqua, 58 anni, di Augusta.

Nel febbraio del 2014 l’uomo era stato arrestato, dal Centro Operativo DIA di Catania, nell’ambito dell’operazione “Prato Verde”, poiché gravemente indiziato di far parte, insieme ad altri soggetti, dell’associazione mafiosa denominata “Cappello” e in particolare del gruppo del “Carateddu”, diretto da Orazio Privitera e Sebastiano Lo Giudice, finalizzata alla commissione di diversi reati contro il patrimonio.

Pasqua è ritenuto, inoltre, responsabile di aver favorito la latitanza di Privitera, che si è sottratto, dall’ottobre 2009 al gennaio 2010, all’esecuzione del decreto di fermo emesso a suo carico nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Revenge”.

 Nel corso delle indagini condotte per la ricerca del latitante è emersa la figura di Francesco Pasqua, fino a quel momento estraneo alle cronache giudiziarie, per aver fornito supporto logistico al fine di sfuggire alla cattura. Secondo quanto rilevato dal Tribunale di Siracusa l’appartenenza di Pasqua nell’associazione mafiosa sarebbe riscontrabile da numerosi elementi sintomatici che consentirebbero di collocarne l’inserimento intorno agli anni 2006-2007.

Il provvedimento del Tribunale di Siracusa è stato emesso avvalendosi di una lunga e complessa serie di accertamenti patrimoniali, compendiati in una proposta di misura di prevenzione a firma del direttore della Dia, che era sfociata nel sequestro dei beni allo stesso riconducibili, eseguito nell’aprile 2015.

La ricostruzione del profilo criminale operata dalla D.I.A. di Catania, affiancata alla rilevante sproporzione tra redditi dichiarati, l’attività svolta e gli arricchimenti patrimoniali di Pasqua è stata positivamente valutata dal Tribunale di Siracusa che ha disposto la confisca dei beni complessivamente stimati in oltre 1,3 milioni di euro. 

 

 

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Redazione NewSicilia



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