Denuncia

Emergenza casa a Catania: “Incapacità e disinteresse del governo regionale”

Emergenza abitativa
26 gen 2016 - 19:23

CATANIA - Sembra non trovare una fine l’emergenza abitativa che stritola in una morsa non solo la città etnea ma l’intera isola.

I dati allarmanti lanciati dai sindacati degli inquilini catanesi Sunia, Sicet e Uniat, invitano a riflettere: diecimila famiglie ogni anno in Sicilia sono sfrattate o risultano in attesa dello sfratto, un migliaio delle quali sono di Catania; trentamila famiglie siciliane sono in lista da anni per l’assegnazione di una casa popolare, seimila di queste vivono nel capoluogo etneo. L’intera Sicilia assiste all’abbandono di interi quartieri di edilizia residenziale pubblica.

Da un lato la povertà e l’assenza, o precarietà, dei posti di lavoro aggravano la condizione economica sociale e abitativa di molti cittadini, lavoratori e pensionati, donne e uomini, dall’altro i flussi migratori e i cambiamenti demografici creano nuovi bisogni abitativi.

Per questo motivo, anche i sindacati degli inquilini catanesi Sunia, Sicet e Uniat, parteciperanno alla manifestazione di venerdì 29 gennaio, alle ore 10, in piazza Indipendenza a Palermo con presidio alla Presidenza della Regione.

Attendiamo con ansia che venga definito il progetto del Pon Metro al quale abbiamo lavorato tanto – sottolineano i tre segretari Giusi Milazzo, Carlo D’Alessandro e Sabina Marinoabbiamo fatto in modo che il Comune entrasse nella proprietà dei 144 alloggi delle due torri di Librino, che erano dello Iacp, altrimenti non si sarebbero potuti finanziare. E l’amministrazione comunale potrebbe recuperarne ancora molti altri. Il problema è che manca un censimento del Comune e questo rappresenta un rischio per il completamento della procedura. Non possiamo sprecare 170 milioni di euro, una parte dei quali serviranno anche alla creazione di un’Agenzia per le locazioni, un vero e proprio luogo di mediazione tra proprietari e inquilini in stato di disagio. L’edilizia pubblica in Sicilia, e in città grandi e complesse come Catania, non può essere abbandonata a se stessa“.

Si denuncia dunque, come si legge nel documento sindacale a sostegno della manifestazione del 29, “l’incapacità e il disinteresse del governo regionale e l’’assenza nell’’Agenda politica di un piano strategico sul diritto all’’abitare dignitoso. La mancanza nella Finanziaria regionale di risorse destinate all’’emergenza e al disagio abitativo e l’’assenza di qualsiasi progetto per aumentare l’’offerta di alloggi pubblici e a canone sostenibile. Le richieste ufficiali che saranno ribadite il 29 gennaio saranno la realizzazione di un progetto di nuova edilizia popolare moderna ed efficiente, da avviare in tutta l’Isola utilizzando anche i circa 200 milioni di euro dei fondi Ex Gescal, riqualificando l’’ampio patrimonio di immobili di proprietà degli enti pubblici e destinando a fini abitativi tutti i beni confiscati alla mafia“.

I sindacati chiedono inoltre “un programma di interventi per la riqualificazione e la rigenerazione dei quartieri e degli immobili di edilizia residenziale pubblica esistente utilizzando anche i fondi comunitari, l’’apertura di un confronto con le parti sociali, una legge quadro sul diritto all’’abitare e una programmazione coordinata degli interventi e dei finanziamenti finalizzati, il finanziamento aggiuntivo e adeguato a un efficace contrasto degli sfratti per morosità incolpevole e per il sostegno all’’affitto per le famiglie più fragili“.

L’assessore comunale ai Servizi sociali Angelo Villari, presente all’incontro, ha assicurato massima disponibilità per un confronto sui fondi Pon Metro tra sindacati degli inquilini e Cgil, Cisl e Uil.

Daniela Torrisi



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