Sensibilizzazione

Educazione stradale, “fondamentale insegnarla a scuola”

educazione stradale
7 mar 2016 - 06:37

CATANIA - “L’educazione stradale nelle scuole è fondamentale, ma nei nostri istituti si fa poco al riguardo. Noi insegnanti dovremmo lavorare insieme con i ragazzi sulla consapevolezza del rischio e sulla prevenzione, però dovrebbe trattarsi di un percorso a lungo termine: la sensibilizzazione non può e non deve limitarsi, come spesso accade, agli sporadici incontri con la polizia stradale”. 

Non lasciano spazio all’interpretazione le parole della dirigente del Liceo Scientifico Galileo Galilei, la professoressa Gabriella Chisari, che in un periodo storico così denso di tragedie su strada a Catania, ci ha fornito un parere sul ruolo educativo dell’istituto formativo per eccellenza, la scuola.

E sì, perché a pagare le spese del brutto fenomeno in aumento, infatti, sono sempre più i giovanissimi e, pensandoci bene, se non riescono le famiglie ad inculcare in questi ragazzi il senso di responsabilità alla guida, prima verso se stessi ma poi anche verso gli altri, a supporto di tale deficit dovrebbe intervenire la scuola.

Stando a quanto dichiara il sito internet del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, pare che attualmente siano attivi 6 progetti aventi come unico grande obiettivo il “miglioramento dell’educazione stradale e della preparazione degli utenti della strada”

Parliamo di laboratori o corsi organizzati in collaborazione con il Dipartimento Anti droga o con il Ministero dei Trasporti, che stimolano alla riflessione su quali sono i comportamenti da seguire e quali da evitare alla guida, ma soprattutto attraverso i quali diffondere materiali informativi, realizzati anche da giovani, sui pericoli derivanti dall’uso di sostanze stupefacenti.

Senza dimenticare l’esistenza del progetto ONES – Osservatorio Nazionale per l’Educazione Stradale, che consiste in una piattaforma digitale in grado di attivare scambi e divulgare le buone pratiche stradali attraverso la condivisione di esperienze personali tra adulti e studenti e proposte di formazione.

Sempre il sito on-line del Miur sarebbe pronto a testimoniare l’esistenza in tutto lo stivale, con maggiore frequenza al nord, di questi progetti che aiutano nel conseguimento di un unico fine: limitare le morti evitabili.

Stringendo il focus, però, sul capoluogo etneo, città siciliana in cui si registra la più grande incidenza di morti su strada, abbiamo potuto constatare che nei maggiori istituti scolastici catanesi di secondo grado, questi corsi non sono affatto attivi e che tutti gli insegnamenti sono delegati alle autoscuole. Com’è possibile?

“Non ci sono i fondi – risponde la dirigente Chisari -. Dopo tutti i tagli che l’istruzione ha subito era inevitabile che anche questo settore venisse intaccato. Prima all’interno delle scuole esistevano i corsi per il ‘patentino’ necessario alla guida di motorini di piccola cilindrata – conclude Chisari -. Ad oggi questo tipo di insegnamenti vengono inseriti marginalmente nei corsi sull’educazione alla cittadinanza attiva, nulla di specifico insomma, mentre l’esigenza è proprio quella di far maturare i nostri ragazzi attraverso la cultura della sicurezza”. 

È chiaro che proibire in assoluto al proprio figlio di muoversi con il suo mezzo non sarebbe la soluzione, nonostante in molti genitori attuino quotidianamente questa pratica. Ma allora che fare se le istituzioni non supportano nella prevenzione?

Nelle autoscuole spesso dicono “non importa cosa fai tu a bordo di un’auto, ma tocca sempre stare attenti ai pericoli che derivano dalla distrazione degli altri”. Magari sarà vero, ma intanto noi della redazione di NewSicilia.it un consiglio alle nuove generazioni lo diamo: siate cauti ragazzi, meglio arrivare in ritardo e coscienti ad un appuntamento che non arrivare proprio mai.

Vittoria Marletta



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