L'intervista

Droga, pizzo e rapine: il business della mafia a Catania

arsenale5
24 mar 2015 - 06:00

CATANIA – Il quadro della criminalità organizzata a Catania risulta molto complesso e tendenzialmente policentrico. Le forze dell’ordine e la magistratura lavorano a braccetto per disarticolare un sistema che si nutre senza sosta… una bestia nera difficile da smantellare, infiltrata nelle maglie della società di cui divora complessi circuiti economico-finanziari che portano quattrini a pioggia. 

“La situazione criminale qui è diversa rispetto alla Sicilia Occidentale – afferma Antonio Salvago, dirigente della Squadra Mobile – Le organizzazioni mafiose sono radicate nei quartieri e spesso all’interno delle stesse realtà cittadine convivono più associazioni criminali, il che ostacola notevolmente il controllo del territorio. Ognuna di esse fa perno su più “squadre” che agiscono autonomamente ma devono fare sempre riferimento ai reggenti che muovono le fila”.

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Nonostante siano molto chiare, anche  per gli addetti ai lavori, le dinamiche criminali, in città è difficile intervenire con manovre radicali perché il sistema mafioso è tentacolare: i clan, se bersagliati da una tornata di arresti, ci mettono veramente molto poco a rimodulare il proprio sistema interno.

“La coesistenza di più organizzazioni nella stessa area, in passato era oggetto di vere e proprie guerre intestine. Da alcuni anni a questa parte, invece, viviamo un momento di “low profile” perché sono le stesse realtà mafiose a mantenere un profilo basso – aggiunge Salvago –  e i motivi sono due: da una parte ci siamo noi che agiamo, dall’altro è una scelta strategica cioè quella di apparire il meno possibile”.

Ma ci spieghi meglio… le dinamiche mafiose, nonostante i vostri blitz, sono identiche al passato?

“Sì, le famiglie che dominano sono sempre i Santapaola-Ercolano e i Mazzei che fanno parte di Cosa Nostra. Poi intorno gravitano tutta una serie di micro o macro organizzazioni criminali, con stessa struttura ma che non vi sono dentro a tutti gli effetti”, incalza il capo della Mobile. Il settore maggiormente remunerativo è quello del traffico di stupefacenti e proprio il controllo delle piazze di spaccio è uno dei leitmotiv di queste realtà. Un gradino più in basso mettiamo le estorsioni che rappresentano sempre il reato principe dei gruppi criminali che attestano la signoria territoriale dell’organizzazione in un determinato quartiere. Ma potremmo continuare ancora, perché ci sono tante altre attività correlate, come per esempio l’usura o le rapine”.  

Effettivamente l’ultimo rapporto della DIA di Catania non fa registrare significative oscillazioni negli equilibri mafiosi rispetto al passato ed ecco che nella nostra immagine di copertina vi mostriamo una mappa orientativa, che fotografa la presenza delle diverse associazioni criminali sul territorio.

Oggi, l’obbiettivo prioritario delle cosche, con Cosa Nostra in testa, è “fare impresa”, accumulando beni da reinvestire sul mercato legale. “Penso che l’aggressione al patrimonio dei criminali sia fondamentale – continua il dott. Salvago -. Non è sufficiente l’ordinanza di custodia cautelare sulla singola persona. È fondamentale aggredirne il patrimonio per levare linfa vitale alle organizzazioni mafiose”.

E la Squadra Mobile in questo senso che fa?

“Noi normalmente all’attività di indagine che riguarda le organizzazioni, ne aggiungiamo una patrimoniale. All’interno della Questura, per altro, esiste “l’ufficio misure di prevenzione” che si occupa esclusivamente di misure patrimoniali reali come il sequestro e la confisca dei beni ai mafiosi. E operazioni di questo tipo ne abbiamo fatte diverse, magari aiutati anche dalla guardia di Finanza”.

Per esempio?

“Basti pensare all’operazione Money Lander che ha messo le mani su un grosso giro di estorsioni e usura. In questo caso c’è stata un’attività di aggressione patrimoniale fatta proprio dalla guardia di Finanza”.

Ma secondo lei, quale peso ha la società civile in queste dinamiche?

“Parto subito da un esempio come quello di qualche giorno fa: la corsa clandestina in pieno giorno alla Circonvallazione di Catania dà il senso concreto dell’emergenza. Questa è una città che ha bisogno di un’attenzione sempre maggiore da parte di tutti, in particolar modo dei cittadini”.

In città, effettivamente, ancora domina prepotentemente la politica del “nenti sacciu, nenti viru e nenti sentu”.

“Un esempio concreto viene dall’operazione “Auto Market”, in cui abbiamo segnalato che ci vuole la denuncia dei cittadini e che essa non deve rimanere fine a se stessa bensì trasformarsi in una presa di coscienza della comunità. Bisogna rompere questo gioco vizioso, per esempio, di farci restituire la macchina in cambio di somme di denaro più o meno alte o pagare il pizzo per mantenere aperta un’attività. La strada più breve e corretta – conclude Salvago – è quella di rivolgersi alle forze dell’ordine. Ci potranno essere i casi in cui non si arriva a nulla ma io posso dire, con carte alla mano, che nella stragrande maggioranza noi, come forze di polizia, le macchine le abbiamo ritrovate e chi ha denunciato ha avuto la soddisfazione morale di poter dire di aver fatto la scelta giusta e di non aver foraggiato questo sistema perverso”.

E intanto più che un cancro da estirpare, la mafia in città sembra una fenice che rinasce sempre dalle sue ceneri…

Daniela Torrisi – Giorgia Mosca

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Redazione NewSicilia



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