Riflessione

Disperati e senza lavoro, Sant’Agata aiutaci tu…

Foto di Silvestro Trovato Menza
Foto di Silvestro Trovato Menza
7 feb 2017 - 17:25

CATANIA - Alla “trasuta di Santaituzza” ieri, in piazza Duomo a Catania, decine di migliaia di fedeli porgevano saluti e mandavano baci alla Patrona, senza per nulla dimostrare di essere stanchi, anzi con tanta commozione al grido “Cittadini” rispondevano “Viva Sant’Agata”. Nessuna novità nell’atavico attaccamento alla Martire, ma il comune commiato, quest’anno, sembra aver suscitato e manifestato tra i presenti un maggiore fervore nella richiesta di grazia e di aiuto.

Migliaia di giovani stavano appollaiati sul sagrato, persino abbracciati alle statue che vi risiedono, alcuni dall’aspetto triste, altri con qualche lacrima in viso, altri ad inviare baci ed altri a buttarsi giù per cercare di sfiorare con il fazzoletto il reliquiario. Sembrava un dipinto della “scinnuta” di Gesù dalla croce. E proprio da questa panoramica immagine ci si può rendere conto come Catania e l’intera Isola siano ridotti a pezzi per una crisi socioeconomica “ca nun ’ni lassa ppi’ curtu”.

Riflettiamoci un po’: giovani senza lavoro, famiglie sfrattate di casa, padri di famiglia che hanno perduto il lavoro, gente che ha bisogno di cure e non ha soldi per pagarle e così via. Stamani a Piazza affari è crollata la borsa e lo spread è volato a 200 punti: le elezioni in Francia preoccupano per una possibile vittoria di Marin Le Pen e la “Frexit”, ovvero la Francia, dopo l’Inghilterra, potrebbe uscire dall’UE. E allora sarebbero guai per tutti. Ma non disperiamoci, prossimamente ci saranno le nuove elezioni alla Regione e, quindi, qualcosa dovrà pur cambiare (?). Si forse l’abbiamo sparata grossa!

La zona industriale di Catania, come tutte le altre nel resto del territorio, sono ridotte a resti di “archeologia industriale, dove non ci si può nemmeno entrare con l’auto, non certo per confusione e traffico, ma per via di pozzanghere, pavimentazione divelta e scaffe”. Ed ecco sorgere nuovi lavori alternativi con minimi investimenti e con l’impiego di consistenti risorse umane quali: Il furto di rame, un’attività che ha preso piede con grande celerità e si è esteso in tutta l’Isola; i furti nelle abitazioni, di auto, nei centri commerciali; rapine, anche con l’asportazione libera e coatta di bancomat nelle banche e negli uffici postali; il riciclaggio e lo spaccio in molti settori; la gestione dei posteggi pubblici abusivi con l’abbattimento delle colonnine dei ticket; il furto di arance, di melograni direttamente dagli alberi; il commercio clandestino di primizie agricole provenienti dall’Africa e spacciate per “nostrane”; il commercio abusivo, le truffe legalizzate e non.

Insomma le contraddizioni in terra di Sicilia non mancano. Il siciliano, quando vi è necessità si inventa qualsiasi lavoro, ma per fortuna la maggior parte dei cittadini crede ancora nel lavoro onesto e nell’onestà intellettuale (?) per chi gestisce le Istituzioni… Coraggio, stasera inizia il festival!

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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