Denuncia

La discarica dei defunti. Cimitero di Catania, vergogna monumentale

La discarica dei defunti. Cimitero di Catania, vergogna monumentale
17 lug 2016 - 06:00

CATANIA - Per giudicare chi amministra Catania bisogna andare al cimitero. Non serve altro. Il cimitero, una passeggiata all’interno, lungo i viali, fra le sepolture e tutto sarà chiaro. Chi non rispetta i defunti non può governare. Chi non rispetta il dolore non può governare. Chi della morte non ha pietà non può governare.

Il cimitero di Catania di monumentale ha la vergogna. Non le cappelle antiche, le steli, le sculture, ma la vergognosa gestione di un’amministrazione incapace di rispettare i propri cittadini, quelli che restano a piangere i loro cari, quelli che terminano il percorso terreno e avrebbero il diritto ad una dignitosa sepoltura.

Lo scandalo delle celle frigorifere guaste all’interno del deposito delle bare in attesa di tumulazione denunciato dai consiglieri comunali Sebastiano Anastasi e Carmelo Sofia è soltanto uno degli orrori.

È una terra di nessuno, il camposanto di una città allo sbando. La sintesi è il terreno riservato agli indigenti. Ultimi anche quando tutto dovrebbe livellarsi. Nessuna pietà per loro. Facciamo parlare le immagini.

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Si seppellisce come capita prima. Si scava, un cumulo di terra senza nome, senza un segno di riconoscimento e addio. Non c’è un criterio, il povero è un pezzo di carne di cui sbarazzarsi. E non importa se le sue ossa diventeranno trastullo di cani randagi dalla fame disperata. È accaduto di vedere aggirarsi cani con resti di scheletri fra le fauci. D’altronde osservate quanto abbiamo scovato. Alcune sepolture sono state scavate e dei resti nulla è rimasto, se non brandelli degli ultimi indumenti indossati e suole delle scarpe.

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Un pennarello per scrivere il nome su una croce. Vi rendete conto? Un pennarello per dare un nome, per individuare. Basterebbe spianare, segnalare con un minimo di decoro, nulla di trascendentale, quel poco che basta. Ma il Comune fa dei cittadini meno fortunati roba da discarica. Quei terreni sono discariche. Il Comune di Catania getta i suoi cittadini meno fortunati in discariche, dove chi resta cerca di raccapezzarsi come può. Anche con un pennarello.

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I migranti sono sigle. C’è un terreno, alle spalle di una ricca confraternita nuova di zecca, riservato loro. Sono sigle che raccontano un particolare agghiacciante: ogni fossa contiene tre corpi. Sì, ogni fossa tre corpi, tre codici. Nulla nel nulla: nella fossa segnalata dalla targhetta che abbiamo fotografato dimorano CT 16, CT 20 e CT 34. Sono nati per morire CT 16, CT 20 e CT 34, ammucchiati nello stesso buco nel terreno. È la morte offesa, la morte denigrata, la morte utilizzata per la propaganda, la morte buttana, sfruttata eppoi gettata.

Migranti1 Migranti3 

Ma non c’è rispetto anche per chi indigente non è stato. L’incuria è devastante. Tombe distrutte, lapidi spaccate e abbandonate a terra, loculi privati delle bare, la vegetazione incolta o gli escrementi di uccelli che rendono irriconoscibili le sepolture, rami caduti lasciati lì, senza che qualcuno si curi di rimuoverli. È il prodotto di incuria e di assenza di vigilanza, che incoraggia atti di vandalismo, il saccheggio di arredi funebri, di furti di fiori. Perché sciacalli e delinquenti sono sempre a caccia di zone franche. Il cimitero di Catania così è stato ridotto dall’amministrazione comunale, un luogo dove qualcuno, due anni fa, ha ucciso in tutta tranquillità Maria Concetta Velardi, la vedova 59enne massacrata mentre pregava sulla tomba del marito e del figlio, dove si rischia di essere aggrediti per subire uno scippo: la scorsa settimana alcuni operai impegnati in un cantiere hanno messo in fuga due criminali che, a bordo di uno scooter, avevano preso di mira la borsa di un’anziana.

Anarchia totale. Non vi sono punti di riferimento. Gli uffici comunali sono stati spostati altrove, lontano dal camposanto, nella zona del faro. L’ex sede all’interno del cimitero, quella che vedete nell’immagine successiva, adesso è un deposito di vecchie bare. Sono ammucchiate all’interno, alcune così ridotte male da essere un ammasso di legname racchiuso in sacchi. La sede dell’ufficio concessioni dentro il cimitero, che era il punto di riferimento per i cittadini che volevano raccapezzarsi, è stata chiusa nel 2009. Pochi mesi primi le casse comunali avevano sborsato 50 mila euro per fare realizzare un ascensore per permettere a un dipendente disabile di potere muoversi nell’edificio. Soldi pubblici sperperati. Un ascensore nuovo di zecca destinato ad essere inutilizzato.

Ex uffici concessione

L’unica cosa che sembra funzionare è la fioritura delle confraternite. A discapito delle colombaie che, secondo il Comune, non è più possibile realizzare perché non c’è più spazio. Così come, sempre secondo il Comune, non c’è più spazio per realizzare tombe esterne. Il cimitero di Catania avrebbe esaurito il terreno a disposizione per colombaie e tombe esterne. Ma per le confraternite, tutte gestite dall’Arcidiocesi di Catania, il terreno c’è, eccome. I cantieri sono in pieno fermento, anche se, in alcuni casi, quel che si sta costruendo si può soltanto intuire. All’esterno del cantiere in piena attività in uno dei viali principali del cimitero è stato esposto un cartello non a norma, quello che per legge dovrebbe avere tutte le informazioni previste perfettamente leggibili. Così come vi documentiamo, non è possibile sapere dati fondamentali per chi deve vigilare e per la popolazione, cioè, dice testualmente il testo giuridico “il nome e cognome del proprietario del fondo o l’indicazione della pubblica amministrazione dalla quale dipende il lavoro, il nome e cognome del progettista e direttore della costruzione, il nome e cognome del costruttore che ha assunto la esecuzione dell’opera e quello dell’assistente” oltre ad altri dati importanti per la trasparenza: inizio, fine e importi dei lavori, il numero di lavoratori ed eventuali subappalti. Le sanzioni previste sono sia penali sia amministrative: l’inosservanza della norma può costare anche un’ammenda fino a 10.239 euro.

Cantiere1 Confraternita 

Così, per garantirsi il riposo eterno senza rischiare di restare alla mercé di disservizi, delinquenti e randagi, a Catania bisogna avere la disponibilità economica di 2.400 euro, il costo di un loculo all’interno di una confraternita, mentre chi non riusciva a superare un certa soglia di reddito annuale, con 1.000 euro aveva il diritto di aggiudicarsi un loculo nelle colombaie. Quelle che non sono più previste dal Comune di Catania. Perché non c’è spazio, si risponde alle interrogazioni dei consiglieri comunali Anastasi e Sofia, i quali hanno pure più volte chiesto che fine abbiano fatto gli espropri previsti quando, allo scadere dei 99 anni previsti, non vengono rinnovate le concessioni per gli spazi esterni. Nessuna risposta. Mentre i cantieri senza nome brulicano e la morte non è mai apparsa così odiosamente beffarda.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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