Illegalità

Dietro la “Bella Vita” di Taormina frodi fiscali e illecito: 4 arresti e sequestro per 2 milioni. VIDEO

guardia-finanza
30 set 2016 - 08:59

TAORMINA - I finanzieri della Compagnia di Taormina sono intervenuti alle prime ore dell’alba di mercoledì e hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare, due in Sicilia e due in Lombardia, sequestrando un patrimonio di oltre due milioni di euro, nel corso di una importante operazione antiriciclaggio.

Le misure, una in carcere e tre ai domiciliari, sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, dottoressa Monica Marino, nei confronti di Antonino Nicita, di 65 anni, imprenditore del settore turistico di Taormina, Rocco Frisone, di 72 anni, di Letojanni (Me), Angelo Mulè, di 62 anni, imprenditore di origini siciliane, e Patrizia Tretti, di 58 anni, questi ultimi entrambi residenti a Brescia.

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato partecipazioni societarie riconducibili agli indagati, tra cui il dieci per cento del capitale sociale, quota che corrisponde ad un milione di euro, di un conosciuto albergo a cinque stelle del centro di Taormina, il 51% del capitale sociale di un noto ristorante, nonché quattro immobili, tra cui un villino, tutti siti in Taormina, denaro, conti correnti bancari, polizze assicurative e altri strumenti finanziari, per una somma complessiva di due milioni di euro.

L’attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Messina, dottor Francesco Massara, era stata avviata nel 2014 dai finanzieri, che erano riusciti ad individuare l’abusivo esercizio di attività finanziaria messa in atto da Antonino Nicita, imprenditore nel messinese, amministratore di un noto ristorante cittadino, ai danni di soggetti in difficoltà economica, dovuta per lo più a perdite al gioco d’azzardo.

Ma le indagini non si sono fermate qui perché un successivo approfondimento, realizzato anche attraverso indagini finanziarie e accertamenti bancari, ha fatto emergere che Antonio Nicita insieme con Rocco Frosinone, residente a Letojanni, riciclava quasi due milioni di euro per conto di un imprenditore bresciano del settore edile, Angelo Mulè, denunciato in passato per reati tributari, per aver costituito società fittizie al fine di eludere le imposte, nonché per bancarotta fraudolenta e destinatario per tale ultima condotta anche di un mandato di cattura internazionale eseguito in Svizzera.

È, difatti, nel riciclaggio di questa importante somma di denaro che entrano in gioco la signora Patrizia Tretti ed i citati amici taorminesi Antonino Nicita e Frisone Rocco, conosciuti durante i frequenti soggiorni negli ambienti della “bella vita” taorminese.

In particolare, il giro di soldi avveniva in modo strategico in quanto il denaro dalla sfera giuridica del Angelo Mulè attraverso l’emissione di assegni circolari a soggetti ignari ed in taluni casi inesistenti o deceduti; i titoli di credito in esame venivano contestualmente girati ed accreditati sui rapporti bancari intestati ai complici taorminesi che provvedevano a prelevare il contante e a restituirlo, previo il trattenimento di una percentuale a titolo di commissione per l’attività illecita di riciclaggio.

Come evidenziato, i militari taorminesi dipendenti dal comando provinciale di Messina nel corso dell’operazione denominata “Bella vita” sono riusciti a sequestrare alcune partecipazioni societarie tra cui le quote di una conosciuta struttura alberghiera di lusso, oltre a immobili, denaro, conti correnti bancari, polizze assicurative e altri strumenti finanziari, per una somma complessiva di circa due milioni di euro.

 

Redazione NewSicilia



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