Tradizione

Delizie di Carnevale: dalle chiacchere alla pasta ai cinque buchi

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8 feb 2016 - 06:32

 

 

CATANIA - Anche per quest’anno, una delle feste più amate da grandi e piccini, sta per concludersi.

Il Carnevale, tra un mix di giochi e maschere, stelle filanti e coriandoli, è apprezzato anche per le delizie culinarie: dai dolci ai primi piatti.

In tutte le regioni italiane sono molti i dolci che, per questa occasione, vengono realizzati. Nello specifico, in Sicilia, diverse sono le ricette tradizionali di Carnevale. Spesso si tratta di dolci tradizionali altre volte, invece, sono ricette ideate nei giorni nostri.

Al primo posto troviamo sicuramente le famose “chiacchere”. Queste variano il nome in base alle città: bugie o cenci in Toscana, crostoli in Veneto o fiocchetti.

Questo dolce ha origine nell’antica Roma e, successivamente, ha avuto massima diffusione in tutta Italia. C’è chi pensa che l’origine sia invece napoletana e che il loro nome derivi dalla regina Savoia. Quest’ultima amava “chiaccherare” ma anche mangiare. Chiamato il cuoco Raffaele Esposito, gli chiese un nuovo dolce che lui, finito di preparare, chiamò “chiacchere”.

Hanno la forma di una striscia intrecciata e la base dell’impasto è molto semplice: farina e uova. Possono essere fritte o cotte al forno e, infine, spolverate con dello zucchero a velo.

Gustose, leggere e, adesso, con la variante al cioccolato e al pistacchio.  

Tipiche del periodo carnevalesco ma anche della festa del papà (festa di San Giuseppe) sono le crispelle di riso e miele.

Meno “famosi” in Sicilia ma pur sempre preparati e apprezzati sono gli sfinci di Carnevale, simili alle frittelle e aromatizzati con miele e cannella e, ancora, la pignolata: una pasta dolce fritta a metà tra le castagnole e gli struffoli, ma di dimensioni maggiori rispetto a quest’ultimi.

Non solo dolci si preparano in Sicilia ma anche primi piatti: stiamo parlando della “pasta ai cinque buchi”, meglio conosciuta come “pasta cinque puttusa”. Questo è un piatto che si prepara per la giornata di giovedì grasso. La tradizione vuole che in questo giorno bisogna mangiare in modo opulento e con grande sazietà. Si dice, infatti, che lo “zoppetto” (una delle tante personificazioni del diavolo), aveva il compito di invogliare gli uomini e provocarli attraverso le grandi abbuffate.

La città d’origine del piatto è Catania e, successivamente, si è diffusa in tutta Italia.

Questo piatto viene condito con ragù di maiale al quale, tradizione vuole, si aggiungono la salsiccia, la cotenna a strisce larghe e le puntine.

Pasta cinque buchi

 

 

 

 

Rossana Nicolosi



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