Solidarietà

Dall’inferno alla serenità, quando l’affido ti cambia la vita. LA STORIA

affido
23 nov 2015 - 06:00

CATANIA - Il suo volto è sereno. Da anni ormai Carlotta, 5 anni e mezzo, è tornata a sorridere, giocare, scorrazzare come tutti i bambini della sua età. Ma il suo primo anno e mezzo di vita è stato un vero inferno, con due genitori che non si sono presi cura di lei.

La facevano piangere, la lasciavano dormire sul pavimento… non una carezza, non una coccola e le lacrime sul volto di quella bimba così piccola scorrevano quotidianamente come fiumi. Carlotta non voleva essere toccata, aveva paura… fin quando a sfiorarle il viso è arrivata la mano di Angela, insegnante catanese di 45 anni che insieme con il marito Luca, avvocato di 47, ha deciso di prenderla in affido… quell’affido che le ha cambiato la vita.

Quando li incontro per l’intervista, li guardo con ammirazione. Questa coppia, che si è conosciuta facendo volontariato, è una forza della natura. Carlotta è solo l’ultimo di una serie di affidi avuti dal 2010 ad oggi. “Noi ci pensavamo già da fidanzati” afferma Luca “poi ci siamo sposati ed è arrivata Claudia, la nostra figlia naturale. Il progetto, così, è stato momentaneamente accantonato. Con il passare dei mesi, però, frequentammo una coppia di amici che stava praticando l’affido e subito tornò in noi quel desiderio, tanto che Angela si informò sull’iter da seguire”. 

Mentre Luca parla, una parola risuona nella stanza come un fulmine. È Carlotta che esclama “mamma”… per lei Angela è la sua vera mamma, la sua unica mamma e i suoi occhi vispi tutto questo lo raccontano anche in silenzio, con un semplice sguardo complice.

“Nel 2010, per un paio di mesi, facemmo il corso settimanale di preparazione all’affido in via Sant’Agata a Catania e poco dopo, a marzo, arrivò la prima telefonata nella quale ci comunicarono che stavano togliendo un bambino di 18 mesi ad una famiglia inidonea che lo faceva vivere in uno stato di totale abbandono – sottolinea Angela –  E se non lo avessimo accolto, il piccolo Alessandro sarebbe finito in una casa famiglia. Così accettammo e iniziò la nostra avventura che continua a tutt’oggi”.

Amore incondizionato e ferrea volontà di togliere questi bimbi da situazioni di degrado socio-culturale terribiliè questo che anima la giovane coppia catanese che ha trasmesso, con i fatti, valori profondi anche alla stessa Claudia. Loro hanno tanti figli, lei ha numerosi fratelli che difende e protegge davanti a tutto e tutti. “Vorrei cogliere l’occasione per lanciare un messaggio a tutti i genitori. L’affido non è una pratica strana, è normale, possono praticarlo tutti. Noi siamo laici e lo stiamo facendo. È semplicemente meraviglioso riuscire a far vivere queste piccole anime innocenti in famiglie che possano donargli affetto vero. Se fossimo di più a farlo ne salveremmo tantissimi, per questo vorrei sensibilizzare quanti più genitori è possibile. Aiutiamoli!”

È toccante sentirli parlare con tale naturalezza di una scelta che forse così tanto “normale” non è, perché ci vuole un cuore grande per riuscirci.

Ognuno di questi bimbi ha una storia sempre molto triste e chiaramente l’impatto, quando questa piccola scatola chiusa ti arriva a casa, è duro… anzi durissimo… ma poi bastano pochi giorni, il tempo di rompere il ghiaccio e creare quell’empatia unica e tutto cambia. A quel punto duro… anzi durissimo… è lasciarli andare quando arriva quella terribile telefonata: Il bambino è adottabile. Da adesso avete quindici giorni di tempo per farlo familiarizzare con la nuova famiglia”.

Ed ecco che pronunciando queste parole con voce strozzata, Angela non trattiene il pianto, ripensando ad Alessandro, Giulia e Tommaso. Poi si gira, guarda Carlotta e torna a sorridere…

Giorgia Mosca



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