La storia

Il curioso caso di Turchet: 17 anni di processo senza indizi sufficienti. Ora chiede giustizia

Alessandro Turchet
Alessandro Turchet
23 set 2015 - 13:10

CATANIA – Ci sono voluti ben 17 anni affinché la sua innocenza fosse riconosciuta. Una storia che ha dell’incredibile, anche perché il protagonista non è di Catania. E non è neanche siciliano e, fino al momento del suo arresto, non aveva mai visto l’Isola.

Era il 10 marzo del 1998, quando i carabinieri, alle ore 5, bussano alla porta di Alessandro Turchet, residente Pordenone. Nello stupore del proprietario di casa, le forze dell’ordine gli mostrano il mandato di cattura e perquiscono l’appartamento. Il tutto per cercare eroina e armi, mai trovate però. L’allora trentasettenne, infatti, era stato accusato di spaccio e detenzione di armi.

Almeno, questo è quello che si era potuto dedurre da alcune intercettazioni tefoniche con il proprietario di un locale di Milano e che aveva legami con la Sicilia. Tuttavia, dopo circa un mese, il 2 aprile, il tribunale di Catania, che inizialmente lo aveva condannato, ne ordina la scarcerazione perché non c’era alcuna esigenza cautelare, dato che i fatti risalivano a due anni prima (1996), e perché gli indizi erano insufficienti.

Ma la storia non finisce qua. Infatti l’accusa continua a sostenere la colpevolezza di Turchet, chiedendone l’arresto e la detenzione per 9 anni in carcere. Tra ricorsi e contro ricorsi, si arriva al 9 giugno 2010, quando il tribunale accoglie parzialmente la richiesta e dimezza gli anni di carcerazione della parte offesa.

Tuttavia, l’avvocato Giuseppe Lipera, che ha seguito tutta la vicenda, ha fatto appello alla corte di Catania, che lo scorso 10 luglio ha dichiarato Turchet incolpevole: “La cosa brutta – si sfoga la vittima – è che la gente mi guardava come non avrebbe dovuto. Non ho mai fatto uso di sostenze stupefacenti, tanto meno di armi. Faccio un lavoro come altri nel campo dell’edilizia e arrotondo come posso. Per fortuna ho avuto accanto gli amici, che mi hanno sempre creduto”.

“Vedo illegittimo – spiega il legale – che sia intervenuto il tribunale di Catania su dei fatti accaduti a Milano nel 1996. Trovo assurdo che una persona debba vivere un calvario di 17 anni per avere riconosciuta la sua innocenza. Anche perché, in questi casi, credo che togliere la libertà a una persona, anche solo per un secondo, sia una condanna eccessiva e una pena”.

Quindi, adesso si procederà con le richieste di risarcimento.

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Andrea Lo Giudice



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