Agricoltura

Il crollo del pomodoro siciliano, bene da tutelare

pomodoro
Pomodoro Datterino - Img Wikipedia
13 feb 2016 - 06:57

PACHINO - È uno dei prodotti tipici della Sicilia orientale, un gusto unico e inconfondibile: è il pomodoro. Un marchio IGP che garantisce qualità e sicurezza alimentare.

Oggi, quella che sarebbe potuta essere una risorsa economica e un volano per l’economia siciliana, vive giorni di profonda crisi: con l’apertura dei mercati ai prodotti nord-africani si registra una preoccupante sproporzione tra domanda e offerta con il risultato che il pomodoro Pachino resta a marcire in pianta.

Prodotti provenienti dal Marocco e dalla Tunisia ma venduti come europei, venduti a prezzi irrisori alla Grande Distribuzione che non vuole più il made in Sicily anche se IGP.

Anche la politica è scesa in campo a tutela del pomodoro Pachino.

Sofia Amoddio, deputato PD ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina per denunciare la crisi del settore.

La coltivazione, la distribuzione, il mercato e tutto l’indotto che ruota intorno alla produzione del pomodoro di Pachino IGP sta vivendo una profonda crisi strutturale – denuncia la deputata -. La grande distribuzione e le importazioni di pomodoro dai Paesi del nord Africa (Marocco e Tunisia) e dalla Turchia hanno saturato il mercato e abbattuto i prezzi. Oggi si calcola che la quotazione del pomodoro oscilla tra i venti centesimi ed i sessanta centesimi di euro al chilo. Si tratta di un crollo drastico del mercato che penalizza gli agricoltori con perdite economiche irreparabili se si calcola che per produrre un chilo di pomodoro italiano occorrono tra i sessanta ed i settanta centesimi”.

A questo si somma la concorrenza sleale delle produzioni dei Paesi esteri che, non vincolate dalle rigide norme europee sulla produzione e sulla qualità del prodotto, sono più aggressive sul mercato perché possono contare su un milione e mezzo di lavoratori minori, su un salario medio di 5 euro e sull’utilizzo di prodotti fitosanitari che in Europa non sono più consentiti da 15 anni. Se si confrontano i dati sulle importazioni di pomodoro si registra immediatamente un dato allarmante: le esportazioni di pomodoro dal Marocco sono aumentate del 75/100 per cento rispetto all’anno precedente, un incremento molto superiore a quanto stabilito dal Patto Unione europea-Marocco“.

L’accordo commerciale con il Marocco prevedeva sì l’aumento delle quote di scambio per alcuni prodotti importati a tariffe doganali basse (55 per cento sui prodotti agricoli), ma bilanciava con una serie di misure di salvaguardia tra le quali la variabilità stagionale delle quote di scambio per evitare distorsioni sul mercato e l‘obbligo per i prodotti marocchini di rispettare gli standard sanitari europei. Purtroppo, questo non è avvenuto e questa concorrenza spietata sta invadendo il mercato con un prodotto che sembra simile all’IGP di Pachino ma che costa infinitamente meno e non garantisce in termini di qualità“.

Il pomodoro di Pachino, eccellenza gastronomica e vanto del made in Italy in tutto il mondo, rischia di restare sulle piante perché mancano gli ordini dai mercati europei.

Anche Giorgio Assenza ha presentato un’interrogazione all’Assemblea Regionale Siciliana per chiedere maggiori tutele e di “rivedere i termini dell’accordo con il Marocco e attivare la clausola di salvaguardia per tutelare i produttori agricoli siciliani che soffrono la concorrenza di una ortofrutta qualitativamente inferiore e meno controllata, esportata da territori dove la manodopera è certamente meno cara e i costi di produzione sono più bassi“.

Clausola di Salvaguardia chiesta anche da Gianfranco Cunsolo, presidente Coldiretti di Ragusa, che da mesi denuncia lo stato di un mercato soffocato che non ne può più: “Oggi al mercato ortofrutticolo di Vittoria ci sarà un incontro tra l’assessore Cracolici gli operatori del settore. Chiediamo che le clausole di salvaguardia siano rispettate, così come il rapporto tra prezzo di vendita e costo di produzione. Non si può mettere in ginocchio un intero settore produttivo“. 

È necessario istituire un fondo di garanzia per i produttori per dare respiro ai lavoratori che potendo accedere ai prestiti potranno programmare la nuova stagione” conclude Cunsolo.

Il pomodoro siciliano vive due vite parallele: invenduto in Sicilia, dove resta spesso a marcire sulla pianta, ma in vendita nei banconi del nord, da 4,60 a 6 euro al chilo; ma al produttore viene pagato tra i 20 e i 60 centesimi, non riuscendo così a coprire i costi di produzione. 

Viviana Mannoia



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