Vertenza

Crisi AMT, Lo Schiavo: “No al gioco delle tre carte”

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6 giu 2016 - 19:45

CATANIA - Arriva forte e chiara la denuncia dei sindacati provinciali di Catania, Faisa Cisal e Fast/Confsal, che si rifiutano di stare al gioco delle tre carte lanciato dalla Regione e dal Comune di Catania e accendono i riflettori sul gravissimo caso della Partecipata AMT/S.p.A.

La società, ormai da troppo tempo assorbita da una profonda crisi di liquidità dovuta a una cattiva gestione e a una serie di azioni sbagliate da parte dell’amministrazione, si trova con le spalle al muro: “Il Comune non si rende conto che un’azienda di trasporti pubblici è di vitale importanza in una città come Catania ed è inammissibile che una questione del genere venga messa in secondo piano“, così esordisce Giovanni Lo Schiavo, responsabile regionale della Fast – Confsal.

Nessun miglioramento e nessun progetto concreto: questo il triste bilancio delle ultime riunioni sindacali. “A prescindere dalle rassicurazioni e dall’impegno mostrato dall’assessore Pistorio - continua Lo Schiavo – senza un aumento in termini di chilometri da percorrere, non solo l’AMT sarebbe costretta a chiedere ulteriori sacrifici al personale, ma un rilancio aziendale sarebbe a dir poco improbabile. È risaputo, infatti, che la causa principale dei problemi finanziari è legata al doppio taglio dei chilometri operato nel 2012 da parte della Regione Siciliana per un corrispettivo di 18 milioni di euro che mancano al bilancio dell’azienda, mentre dal canto suo, il Comune, non può garantire più degli attuali 17,5 milioni di euro annui che non bastano per un servizio adeguato alla città“.

L’unica speranza è che la Regione riconosca almeno altri 2 milioni di km annui, così passando dagli attuali 6,9 a 9 milioni, pena il fatto che a farne le spese sarebbero i lavoratori oltre che i cittadini che, come il gatto che si morde la coda, se la prendono con i malcapitati conducenti, lamentandosi per i numerosi ritardi e disservizi.

Mancanza di manutenzione, penuria di gasolio e insufficienza di vetture sono solo alcuni dei disagi che i lavoratori e i cittadini sono costretti a sopportare ogni giorno. È chiaro che l’azienda, nelle condizioni in cui si trova ora, non è in grado di garantire il servizio minimo efficiente ed efficace.

A confermare lo stato di allarme, già da qualche mese, l’assessore comunale alle Partecipate Giuseppe Girlando ha chiesto ai vertici aziendali di predisporre due piani di sviluppo, “consistenti” in uno per 10 milioni di km, e l’altro per 6,9. Qualora, malauguratamente, dovesse prevalere la seconda soluzione, è evidente che si aprirebbero degli scenari poco rassicuranti, prima per i lavoratori, che come già paventato dai vertici dell’AMT al fine di scongiurare licenziamenti, a fronte di circa 150 esuberi dichiarati, potrebbe ricorrere ai contratti di solidarietà anziché alla cassa integrazione, e dopo per l’intera cittadinanza costretta a subire ulteriori disagi.

Per non parlare poi, della grande preoccupazione in merito al pagamento della prossima “quattordicesima mensilità aggiuntiva”, nonché all’anticipazione del rimborso relativo alla “dichiarazione dei redditi”.

Ma, nonostante tutto, Faisa Cisal e Fast/Confsal non mollano e prevedono già, entro la fine del mese, un ulteriore sciopero di protesta di 24 ore, mentre è già fissato per il 9 giugno un consiglio straordinario al Comune di Catania.

Clelia Mulà



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