Pedofilia

Cranio fracassato e abusi: dopo 10 anni l’omicidio del piccolo Francesco è ancora avvolto dal mistero

francesco
17 dic 2015 - 12:28

BARRAFRANCA - Era una fredda sera di dicembre, Francesco Ferreri, tredici anni, saluta i genitori dicendo che sarebbe andato in parrocchia. Ma non arrivò mai e mai tornò a casa.

Francesco fu ritrovato la mattina seguente in fondo ad una scarpata, trasformata in una discarica abusiva, con il cranio fracassato. 

In un primissimo tempo si pensò ad una lite tra coetanei finita male ma già ad una primissima analisi dei poveri resti fu chiaro che quelle alla testa non erano ferite riconducibili ad una caduta accidentale o ad una rissa, seppur violenta, con coetanei.

Troppo violenti i colpi inferti con una pesante chiave inglese e ben visibili i segni di abusi sessuali sul piccolo corpo di Francesco, trascinato per vari metri prima di essere gettato tra i rifiuti. 

Fu un caso molto seguito dai media nazionale e per molti mesi Barrafranca fu al centro dell’attenzione della stampa. Poi il silenzio. Un silenzio che dura da dieci anni.

Sono infatti trascorsi dieci anni dal quel 16 dicembre del 2005 e ancora non c’è un nome dietro questo omicidio. 

Quattro persone furono iscritte nel registro degli indagati, condannate in primo grado ma assolte in cassazione anche se nei loro pc furono rinvenute foto e video pedopornografici; anche se un amico di Francesco, disse sin da subito dell’esistenza di una “stalla” dove adulti facevano cose “maleducate” ai bambini.

Il piccolo testimone disse ai giudici d’essere stato costretto a vedere gli abusi su Francesco.

Nonostante tutto in appello vengono dichiarati innocenti, il testimone ritenuto credibile solo per la denuncia delle violenze sessuali; vengono assolti anche dall’accusa di avere violentato Francesco ed il testimone e condannati per abusi su minori non identificati. Il teste chiave viene ritenuto credibile solo per la parte del racconto relativo al altri ragazzini dei quali non sa indicare i nomi né fare descrizioni, che sarebbero stati portati nella stalla e violentati.

Ancora dopo dieci anni di appelli dei familiari, delle associazioni, dei media non ha un volto chi ha colpito con tredici o diciassette colpi di chiave inglese la testa di un bambino di tredici anni. L’unico spiraglio è il nuovo nome iscritto, ad ottobre, nel registro degli indagati da parte della procura di Caltanissetta. 

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Viviana Mannoia



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