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Contributi pubblici ottenuti con l’inganno: bufera per la casa di riposo “Giovanni XXIII”

Giovanni XXIII
30 giu 2017 - 11:02

MARSALA - Indicava nei bilanci di previsione annuali voci attive per importi considerevoli assolutamente aleatorie e prive di ragionevole certezza così da simulare la regolare operatività dell’Ipab Casa di Riposo “Giovanni XXIII”. Questo ai fini dell’ottenimento di ingenti contributi pubblici erogati in relazione alla prosecuzione dell’attività d’istituto.

È quanto hanno dimostrato le indagini condotte dalla guardia di finanza di Marsala e coordinate dalla Procura della Repubblica, su gestione amministrativa e contabile dell’istituto pubblico di assistenza e beneficenza “Giovanni XXIII” di Marsala.

In particolare, le attività investigative hanno consentito di ricostruire l’aggravamento del dissesto finanziario dell’Ente negli ultimi anni. È stato constatato che, a partire dal bilancio di previsione del 2013, l’indicazione di voci attive per oltre 2,2 milioni di euro sono oggettivamente aleatorie, in quanto riferite ad entrate previste in relazione alla prestazione di servizi di ricovero e di assistenza in realtà non contemplati in alcuna convenzione sottoscritta con gli assessorati di Salute e Famiglia della Regione Siciliana.

Grazie a questa sovrastima dolosa, l’istituto ha di fatto potuto continuare ad operare, beneficiando di ulteriori erogazioni dalla Regione Siciliana e dal Comune di Marsala. I contributi sono arrivati sotto forma di c.d. “a pioggia”, ossia non legati alla stipula di contratti sinallagmatici ma erogati in relazione alla prosecuzione dell’attività d’istituto.

Il commissario straordinario “gonfiava” furbescamente la voce “entrate” dei bilanci di previsione dell’Ipab, garantendo il pareggio di bilancio richiesto per testimoniare la vitalità e la floridità e per ottenere, quindi, contributi pubblici.

Tuttavia, i requisiti per mantenere in vita l’Ipab erano già insussistenti dal 2013: successivamente, la condotta del commissario straordinario pro tempore, G.I., è stata ritenuta determinare la truffa aggravata con conseguimento di erogazioni pubbliche, unitamente a quello di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale.

Le indagini hanno consentito di accertare e segnalare alla Procura delle erogazioni pubbliche, richieste tra il 2013 ed il 2015, per oltre 2,2 milioni di euro, di cui circa € 700.000 già assegnati dagli Enti pubblici interessati.

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Redazione NewSicilia



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