Caso Raciti

Continua la battaglia legale tra Speziale e Maccari

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17 feb 2015 - 17:54

CATANIA – Ennesima battaglia legale, legata a quella maledetta sera del 2 febbraio 2007, durante il derby Catania – Palermo. La morte di Filippo Raciti.

Questa volta a rivolgersi all’avvocato Lipera è stato Roberto Speziale, padre di Antonino, l’ultrà catanese, condannato ad 8 anni per l’omicidio dell’ispettore di polizia.

Il padre di Speziale aveva in precedenza citato in giudizio il segretario generale del coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia, Franco Maccari, accusandolo di diffamazione.

Secondo l’avvocato della famiglia Speziale, Maccari avrebbe leso la figura della famiglia del condannato, ed in particolar modo del padre Roberto, attraverso le dichiarazioni rilasciate al quotidiano “La Sicilia” il 19 giugno 2014.

Queste le parole rilasciate da Franco Maccari: “Dire che abbia sempre avuto un comportamento rispettoso verso le forze dell’ordine un condannato per l’omicidio di un poliziotto è certamente una cosa che ha del ridicolo. Drammaticamente ridicolo, purtroppo. E noi non possiamo che sottolineare l’ovvio di fronte al caso di una persona che si insiste a tutti i costi nel voler far passare per vittima, mentre in una casa di Catania ci sono una vedova e due orfani relegati nel dolore a vita, chi si è reso responsabile di queste eroiche gesta. Quand’è che il buon senso imporrà il silenzio a certe persone ci chiediamo? […] Noi comprendiamo bene la necessità dell’avvocato Lipera di tener fede al proprio mandato, ma siamo certi che il legale dovrebbe trovare argomenti un po’ meno offensivi dell’intelligenza altrui, smettendola di voler far passare a tutti i costi il suo assistito per uno che si è trovato per sbaglio, povera vittima indifesa, in mezzo alla guerriglia urbana che accompagna le partite di calcio e che è costata la vita ad uno di quegli appartenenti alle forze dell’ordine che Speziale ama, stima e rispetta tanto”.

La risposta, dopo sette mesi di indagini, arriva dal P.M. Fabio Regolo,  che afferma che non è possibile procedere con un processo, in quanto il Maccari avrebbe semplicemente esercitato il “diritto di critica”, che è da reputare del tutto soggettivo e contrastante alle accuse presentate dal denunciante.

Lipera non si arrende e decide di rivolgersi all’ufficio del Giudice per le indagini preliminari.

Secondo l’avvocato, infatti, quelle dichiarazioni, non solo non corrisponderebbero a verità, ma sarebbero anche lesive ed offensive, oltre a non rispettare le prerogative che la legge italiana fissa nell’esercitare il diritto di critica, evocato da Maccari.

Lipera decide allora di mettere in campo la giurisprudenza di legittimità, la quale sostiene che: il diritto di critica […] non è esercitato legittimamente laddove si concretizzi in gratuite aggressioni alla dimensione morale della persona offesa; in ogni caso presuppone la verità dei fatti a quest’ultima attribuiti (cfr. Cassazione penale, sez. V, 11/01/2013, n. 9862).

E ancora: “l’esercizio del diritto di critica, […] richiede che, comunque, le critiche trovino riscontro in una corretta e veritiera riproduzione della realtà fattuale e che, pertanto, esse non si risolvano in una ricostruzione volontariamente distorta della realtà, preordinata esclusivamente ad attirare l’attenzione negativa dei lettori sulla persona criticata” (cfr. Corte di Cassazione, Sezione feriale, 8.8.2006).

L’avvocato, inoltre, ha voluto evidenziare come, Maccari, in passato, sia già stato condannato dalla Corte d’Appello di Trieste, in un processo che lo vedeva accusato sempre per diffamazione, tra maggio 2010 e marzo 2011.

Lipera fa anche notare come, durante tutta l’indagine, non sia mai stato convocato l’accusante Roberto Speziale, presenza essenziale secondo lui, per lo sviluppo delle indagini.

Accusando Maccari, quindi, non si deve ledere l’immagine di un genitore che crede nell’innocenza del proprio figlio, la richiesta fatta dalla famiglia Speziale al Giudice per le indagini preliminare è che il P.M. riprenda le indagini approfondendole ulteriormente ed invitando ad un confronto Roberto Speziale e Franco Maccari.

 

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Giuseppe Correnti



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