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Confiscati beni per oltre 7 milioni di euro all’imprenditore Di Gioia

Guardia-di-Finanza
9 set 2015 - 13:10

AGRIGENTO – Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Agrigento ha confiscato beni per 7.500.000 euro all’imprenditore del settore metallurgico Calogero Di Gioia, di Canicattì.

Interessati, in particolare, il capitale sociale e beni aziendali riconducibili al 67enne ritenuto legato a Cosa nostra, come emerso dall’inchiesta “Camaleonte”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, secondo cui l’imprenditore era il collegamento tra il boss Giuseppe Falsone, all’epoca latitante e rappresentante provinciale di Cosa nostra, e il vertice dell’organizzazione allora rappresentato da Bernardo Provenzano, Antonino Rotolo, Carmelo e Giovanni Cancemi.

Di Gioia, oltre a partecipare a riunioni e incontri tra esponenti mafiosi della provincia di Agrigento e Palermo, ne era il referente nella gestione di attività economiche da egli amministrate nel settore della grande distribuzione alimentare e dell’edilizia, acquisendo commesse ed appalti.

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Redazione NewSicilia



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