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Terrorismo: sui social propagandavano l’ideologia dello Stato islamico. Nei guai tre italiani

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7 apr 2016 - 09:57

CATANIA - Condividevano l’ideologia dello Stato islamico del Califfato e la propagandavano attraverso Facebook ma erano italiani e sono stati scoperti dalla polizia postale e delle comunicazioni di Catania. 

L’attività investigativa è stata svolta con il coordinamento del Servizio Polizia Postale di Roma, durante il monitoraggio della rete finalizzata al contrasto del terrorismo internazionale.

Attraverso la verifica delle comunità virtuali, gli inquirenti sono così potuti risalire ai tre giovani collegati tra loro sui social dove condividevano, appunto, l’ideologia Daesh.

I risultati investigativi hanno portato la locale Procura Distrettuale ad emettere dei decreti di perquisizione a carico degli indagati, un impiegato di 37 anni, con precedenti di polizia per spaccio di stupefacenti, atti persecutori e ricettazione, residente a Siena, uno studente marocchino di 20 anni residente a Torino e un uomo di 33 anni, con precedenti di polizia per associazione finalizzata ad atti di terrorismo, reati di resistenza, violenza ed oltraggio a pubblico ufficiale, residente a Reggio Emilia, amministratore del gruppo Facebook “Musulmani d’Italia”.

L’odierna operazione si inserisce nel più ampio contesto della intensificata attività antiterrorismo condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni a partire dall’autoproclamazione dello Stato Islamico del giugno 2014.

Gli attacchi terroristici avvenuti anche in Paesi dell’Unione Europea e il sempre più diffuso ricorso alla rete Internet da parte delle organizzazioni terroristiche facenti capo al Daesh, come strumento di diffusione delle ideologie più radicali e di rivendicazione e come mezzo complementare di attuazione della strategia jihadista, hanno, infatti, imposto l’intensificazione dell’attività di prevenzione e contrasto.

E proprio per prevenire turbative e pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica, la Polizia Postale e delle Comunicazioni provvede anche al costante monitoraggio della rete per individuare proselitismo legato a iniziative di carattere razzista, xenofoba, sessuofobica o comunque ispirate a reati di odio.

Redazione NewSicilia



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