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“Complimenti per avermi trovato, non era facile”: finisce così la latitanza di Nizza. LE FOTO

Nizza Finamore Arena
16 gen 2017 - 11:23

CATANIA - Non ha opposto resistenza all’arresto, anzi si è pure complimentato: “Siete stati bravi ad avermi trovato, non era facile”.

Si è conclusa così l‘egemonia di Andrea Luca Nizza, il 31enne boss mafioso legato al clan “Santapaola- Ercolano“.

Andrea Nizza, 30 anni

Andrea Nizza, 30 anni

L’uomo, uno dei cento latitanti più pericolosi d’Italia, irreperibile dal 2014, è stato arrestato dagli uomini dell’Arma dei carabinieri nella notte tra sabato e domenica in una villetta a Viagrande, in via Indirizzo 17, quasi al confine con Trecastagni.

Nizza si trovava in compagnia della moglie incinta e due dei suoi quattro figli. L’abitazione, come hanno potuto constatare i militari, era dotata di tutti i comfort, che sicuramente hanno reso la latitanza del boss più “dolce”. 

Con Nizza sono stati arrestati nella villa anche due giovani incensurati, Mario Finamore, 30 anni, e  Amalia Agata Arena 26 anni, addetti alla cura della famiglia, assicurando assistenza logistica. 

Mario Finamore, 30 anni

Mario Finamore, 30 anni

 

Amalia Arena, 26 anni

Amalia Arena, 26 anni

La latitanza di Andrea Nizza è iniziata dopo la sua condanna nel rito abbreviato nell’ambito del procedimento “Fiori Bianchi“, poiché all’epoca si era sottratto al provvedimento restrittivo contestualmente emesso dal giudice dell’udienza preliminare. 

Durante il suo periodo di latitanza, sono stati emessi nei confronti del pregiudicato ulteriori provvedimenti cautelari e sentenze di condanna, nessuna delle quali ancora definitiva. 

Il gruppo della famiglia Nizza, del quale facevano parte anche Fabrizio (ora collaboratore di giustizia) e Daniele (detenuto al 41 bis O.P.), operava nella zona di Librino, San Cristoforo e San Giovanni Galermo, e aveva acquisito un peso determinante all’interno delle dinamiche mafiose di Cosa Nostra catanese. 

I fratelli Nizza erano riusciti a creare un vero e proprio “cartello della droga” con il conseguente monopolio delle “piazze di spaccio” che garantiva loro proventi giornalieri pari a circa 80 mila euro.

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Redazione NewSicilia



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