Dissidi

Sant’Agata: tra il sacro e il profano non mancano le polemiche

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4 feb 2017 - 14:41

CATANIA - La festa di Sant’Agata è ormai nella sua fase clou, ma neanche la patrona di Catania, riesce a sciogliere gli atavici dissidi che si creano attorno alle celebrazioni.

Ieri, 3 febbraio, durante la processione dell’offerta della cera ad “Aitina”, non sono passate inosservate alcune assenze: cinque cerei votivi, detti ‘candelore‘, infatti, non hanno preso parte all’evento della mattinata catanese.

In sostanza pare che “i grandi assenti” non fossero lì perché impegnati in delle competizioni di forza di cui erano state avvertite le forze dell’ordine, le quali avevano acconsentito alla realizzazione di queste “gare” solo dopo aver accertato l’inesistenza di alcuna scommessa clandestina a riguardo.

I cerei dei pescivendoli, dei macellai e degli ortofrutticoli erano in pescheria, mentre davanti Collegiata erano presenti circolo Sant’Agata e Villaggio Sant’Agata.

Ma, come già detto, la cosa non ha lasciato indifferenti i devoti e, proprio questa mattina, abbiamo ricevuto una lettera di un lettore, nella quale si legge evidente sgomento in merito all’accaduto.

“La processione religiosa che apre i quattro giorni più intensi della festa dedicata alla nostra Santa Patrona, non ha visto la partecipazione di cinque candelore, tra cui spicca proprio quella del Circolo Cittadino Sant’Agata, appartenente alla Basilica Collegiata, voluta dal beato Dusmet. La Candelora del Circolo ha sempre sostenuto di essere portatrice di un grande carattere religioso, soprattutto grazie alla presenza dell’assistente ecclesiale della Basilica Collegiata, Padre Barbaro Scionti che tutt’oggi li guida. Si tratta di un evento che suscita grandi riflessioni in tutti noi, data la necessità di legalizzare l’ambiente che anima il mondo delle candelore”.

Poi si aggiunge:

“Come mai padre Scionti non ha inviato i suoi assistiti a partecipare alla processione? Ciò che desta più sgomento, è la totale indifferenza del comitato per i festeggiamenti agatini, che dovrebbero monitorare e ammonire invece di rivolgere lo sguardo altrove”.

E qui arriva l’accusa:

“Qual è ad oggi l’utilità del Comitato data la totale superficialità con cui affronta le varie problematiche legate al mondo agatino? Comitato è solo sinonimo di business? Domande che, probabilmente, non avranno risposta”.

Prima di pubblicare questo articolo abbiamo tentato di metterci in contatto sia con il Monignor Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale, sia con Francesco Marano, presidente Comitato per la festa di Sant’Agata. Restiamo comunque a disposizione per un’eventuale replica tramite la nostra testata.

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Redazione NewSicilia



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