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Ecco come si giustifica il Sacco di Catania. E c’è chi è pronto allo sciopero della fame

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22 set 2016 - 14:40

CATANIA – “Nel corso del primo triennio di attuazione i risultati delle situazioni previste hanno, sostanzialmente, nel loro complessivo algebrico, raggiunto il saldo complessivo programmato. Tuttavia le verifiche periodiche, semestrali e annuali, hanno rilevato l’altalenante esito di alcune singole azioni, sia in ragione del mancato raggiungimento del risultato, sia in ragione di sopravvenuti eventi esogeni rispetto alla volontà dell’ente”.

Altro che il Conte Mascetti, alias Ugo Tognazzi. Ecco la regina delle supercazzole. Si legge nel documento firmato dalla Ragioneria Generale del Comune di Catania. Eccolo.

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Cerchiamo di decifrare. “Sostanzialmente” e “Nel loro complessivo algebrico” le casse comunali stavano bene. Ma poi è stato rilevato “L’altalenante esito di alcune singole azioni”, provocato dal “Mancato raggiungimento del risultato” e da “Sopravvenuti eventi esogeni rispetto alla volontà dell’ente”.

Cioè, una pioggia di equazioni autorizzava al sorriso, ma degli errori e cause esterne, esogene, alla volontà degli amministratori hanno fatto saltare il banco.

Insomma, armati di “algebrico” ed “esogeno” si va all’assalto di Catania. Dei suoi beni. Di quelli dei cittadini. Perché quello che vi abbiamo mostrato è soltanto una parte del documento che secondo il sindaco Enzo Bianco e la sua Giunta giustifica la vendita del patrimonio immobiliare pubblico.

Certo, c’è pure un mea culpa evidente “A ciò si aggiunge il sopraggiungere di nuove e rilevanti posizioni impreviste o sottostimate all’origine che, seppur non considerate nel piano, incidono nella composizione dei risultati dell’ente e nel mantenimento di una posizione generale di equilibrio”.

Cari catanesi, si sbaglia, si può sbagliare, capita di sottostimare, ma state tranquilli, tutto si risolve. Un bel Sacco e via. Magagne, cappellate, complotti esterni non l’avranno vinta.

Già. Traduciamo così quanto sta avvenendo nello sgangherato feudo in bianco. Non ci dilunghiamo nel descrivere di quali beni stiamo parlando, di quel che si vuole cedere per nascondere il vuoto delle casse comunali, per rimediare alla fallimentare gestione di una città sospinta sull’orlo del precipizio per soddisfare ambizioni personali, deliri di onnipotenza, interessi di bottega. Ecco alcune schede che vi permetteranno di comprendere dettagliatamente.

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C’è di tutto. Da luoghi abbandonati che è bene vendere ad altri dal valore storico, archeologico, sociale che andrebbero tutelati, valorizzati. Via tutto. E chissenefrega. Uno sbaglia, gli altri pagano. Io non so amministrare, i cittadini subiscono. Funziona così. Senza criterio. Senza rispetto. Per questo quel che è stato approvato dalla Giunta sarà combattuto con una raffica di emendamenti dal Consiglio comunale. Sarà battaglia senza quartiere. E sulle barricate non ci sarà solo chi ti aspetti, ma anche chi fiducia inizialmente alla seconda era Bianco aveva dato. Da Matteo Iannitti al vicepresidente del Consiglio comunale Sebastiamo Arcidiacono. Con Giuseppe Catalano pronto a fare di tutto per difendere i diritti dei cittadini di San Giovanni Galermo, il popoloso quartiere alle porte di Catania che sarebbe privato degli immobili che ospitano gli uffici pubblici. “È assurdo quanto sta avvenendo - ci dice – per quanto riguarda San Giovanni Galermo, i cittadini sarebbero privati di tutti i servizi. Anche quelli essenziali così come Anagrafe, Decentramento, la postazione del 118. Se non sarà bloccata questa ingiustizia mi piazzerò con una tenda davanti alla porta dell’ufficio del sindaco e farò lo sciopero della fame. Sarà battaglia dentro e fuori il consiglio comunale. Le periferie non sono colonie. Tutti i cittadini devono essere rispettati da chi li governa”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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