Disagio

Colto da malore, il giudice Impallomeni ricoverato al Cannizzaro

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9 feb 2016 - 10:57

CATANIA - Il cuore non ha retto alla notizia del suo stesso arresto e Filippo Impallomeni è stato colto da un malore ed è ricoverato nel reparto di cardiologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania da ieri sera.

Il presidente dell’ottava sezione della commissione Tributaria provinciale, lo ricordiamo, è stato arrestato dalla guardia di Finanza proprio ieri con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, in esecuzione di un’ordinanza del Gip Marina Rizza.

Impallomeni avrebbe tutelato e favorito le aziende dell’imprenditore Giuseppe Virlinzi, di 77 anni. Anche Virlinzi è finito in manette proprio ieri e grazie alla “protezione” del giudice catanese è riuscito ad uscirne pulito in contenziosi con l’Agenzia delle Entrate, per oltre 800 mila euro.

Il baratto girava intorno alle auto. Impallomeni ha aiutato il noto imprenditore e ha ottenuto in cambio dalla Virauto, l’uso in comodato gratuito di una macchina per circa cinque anni. La Procura ha nominato un perito medico per valutare le condizioni dell’indagato e verificare se il suo stato di salute è compatibile con la detenzione in carcere.

Intanto per dopodomani sono stati fissati gli interrogatori di garanzia di Impallomeni, Virlinzi e degli altri due destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere: Giovanni Antonio La Rocca, di 76 anni, e Agostino Micalizio, 47 anni, rispettivamente, storico commercialista e direttore commerciale della Virauto.

Ai domiciliari è finito il cancelliere di 62 anni, Antonino Toscano, accusato di favoreggiamento aggravato in quanto braccio operativo di Impallomeni. L’inchiesta, ha spiegato il procuratore Michelangelo Patané, che coordina le indagini con il sostituto Tiziana Laudani, “non è finita, ed è una costola di un fascicolo più ampio”.

Giorgia Mosca



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  • emanuele

    finisce sempre così: prima e per anni imbrogliano su tutto,poi quando si vedono incastrati,avvertono malori d’ogni genere,soprattutto al cuore,ma solo per evitare il carcere