Incubo

Clown isteria: la paura dietro la psicosi

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25 ott 2016 - 06:06

CATANIA – Da saltimbanco giullaresco, imbranato e comico a incubo che prende forma. È questa la metamorfosi che sta subendo nell’immaginario comune il clown.

Se per secoli ha avuto il compito di prendere bonariamente in giro gli adulti e far ridere anche i più piccini, oggi la figura del pagliaccio suscita sempre più paura. Complici anche romanzi, film e serie tv che ne hanno fatti perfetti protagonisti per il genere horror. Ma non solo. La recente clown isteria”, che dagli Stati Uniti si è rapidamente diffusa anche in Europa e in Sicilia, ha contribuito a far crescere la psicosi nei confronti di queste figure un tempo simbolo di allegria e festa.

Da tempo gli psicologi cercano di dare una spiegazione alla sensazione di disagio che in molti provano alla vista di un clown: secondo la tesi più accreditata, l’aspetto enigmatico, il finto sorriso e, soprattutto, il trucco sarebbero gli elementi che fanno scattare nell’individuo un meccanismo di difesa che sfocia nel timore, a causa dell’incapacità nel dare un’identità a chi si nasconde dietro la “maschera”.

Volendo andare indietro e affidarci al maestro della psicanalisi, dovremmo fare un salto al 1919, quando Sigmund Freud, nel suo saggio “Il perturbante”, analizza le favole dello scrittore romantico tedesco E.T.A. Hoffmann, dove “personaggi” apparentemente innocui si rivelano terrorizzando i protagonisti. Sulla base di questa analisi, la figura divertente del clown contrapposta a quella del “clown cattivo” susciterebbe nella psiche umana la paura.

Difficile credere che alla base dell’”emulazione” da parte di tanti giovani del fenomeno della “clown isteria” ci sia una qualche analisi psicologica. Molto più semplicemente è probabile che ritengano di essere divertenti e di star compiendo, secondo il loro punto di vista, qualcosa di spettacolare e memorabile, qualcosa di cui essere opinabilmente fieri. Senza che nella loro mente si palesi il dubbio su quali possano essere le possibili conseguenze del gesto, anche drammatiche.

Aurora Circià



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