Cerimonia

Cittadinanza onoraria di Palermo a popolo curdo

palermo
14 dic 2015 - 18:24

PALERMO - Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, oggi pomeriggio, nella Sala consiliare di Palazzo delle Aquile, ha conferito la cittadinanza onoraria al popolo curdo e al suo rappresentante, Abdullah A-Calan

A ritirare la cittadinanza ci ha pensato l’avvocato del leader del Pkk, Ebru Gunay. Alla cerimonia di Palazzo delle Aquile, oltre al sindaco e all’avvocato, erano presenti anche gli assessori alla Partecipazione e alla Scuola, Giusto Catania e Barbara Evola, i consiglieri comunali e il presidente della Consulta delle Culture, Adham Darawsha.

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“Siamo molto orgogliosi - ha detto il sindaco Leoluca Orlando - di aver conferito al popolo curdo e per esso al suo leader, Abdullah Ocan, la cittadinanza onoraria di Palermo. A conferma del sacrosanto diritto di questo popolo di aver riconosciuta l’esistenza della propria terra: il Kurdistan, una regione divisa tra Turchia, Siria, Iraq ed Iran. La città  di Palermo riconosce, cosi, le costanti azioni di promozione dei diritti umani, di tutela del diritto alla vita, di sostegno alle garanzie internazionali che devono essere previste per tutte le donne e gli uomini del pianeta, indipendentemente dall’appartenenza culturale, dalla provenienza e dall’orientamento religioso, politico, filosofico e sessuale”.

E ancora: “La nostra adesione alla campagna contro la pena di morte con il conferimento di cittadinanza onoraria a numerosi condannati a morte e la convinzione che la mobilità  umana debba essere riconosciuta come un diritto inalienabile rappresentano caratteristica qualificante di una città che, con la Carta di Palermo, ha esplicitato la sua missione politica per la costruzione della pace nel mondo e prioritariamente, in ragione della sua collocazione geografica, nel bacino del Mediterraneo”.

“Il nostro ringraziamento – conclude il sindaco di Palermo - va ad Abdullah A–Calan, che rappresenta il simbolo della lotta del popolo curdo, per il riconoscimento della sua autonomia politica e per la sua auto-determinazione. Egli è stato il promotore e l’artefice del processo di pace, riconducendo dentro canali esclusivamente politici la rivendicazione di un intero popolo, senza dimenticare che ancora oggi si trova rinchiuso in un carcere speciale, nell’isola di Imrali, in condizioni di isolamento tanto gravi da essere state giudicate ‘disumane’ nel 2003 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, condizione che si rivela un ostacolo alla soluzione pacifica della questione curda e rappresentano simbolicamente la condizione di isolamento che vive l’intero popolo curdo, la cui richiesta di ‘autonomia democratica’ all’interno della Turchia e il riconoscimento delle differenze culturali sono costantemente mortificati. Infine, porgo il mio ringraziamento all’avvocato di Ocalan, Ebru Gunay per essere stata qui a Palermo e alla quale ho confermato l’amicizia del popolo palermitano e siciliano con quello curdo”.

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“Il riconoscimento al popolo curdo, attraverso il suo leader Abdullah Ocalan – ha detto l’assessore alla Partecipazione, Giusto Catania - è un atto di solidarietà nei confronti di un popolo che sta combattendo il terrorismo e l’espansione del Califfato; un popolo che lotta per la sua autodeterminazione territoriale, diritto cancellato anche per la responsabilità della comunità internazionale. Consegnare nelle mani del suo leader Abdullah Ocalan la cittadinanza al popolo curdo è anche un atto di risarcimento nei confronti di un leader politico cui, in sfregio all’art.10 della nostra Costituzione, il nostro Paese non ha garantito il diritto d’asilo”.

Per il presidente della Consulta delle Culture, Adham Darawsha, “la cittadinanza onoraria a Ocalan è l’ennesima prova che Palermo mette al primo posto i diritti delle persone e quindi dei popoli. Come fu nel caso del leader palestinese Barghuti. Anche oggi vogliamo cercare di dare un segnale tangibile  di solidarietà  verso un popolo che ha subito troppe ingiustizie. Auspicando che la Turchia riprenda al più presto le trattative di pace e che cessi ogni violenza nel confronto del popolo curdo”.

Rossana Nicolosi



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