Violenza

“Ci picchiava così forte da ridurci in fin di vita”: arrestato il somalo Mouhamed

polizia
27 giu 2017 - 09:58

LAMPEDUSA - La Polizia di Stato ha eseguito un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Palermo, a carico di un somalo di 23 anni individuato nell’hotspot di Lampedusa.

L’uomo è sospettato di far parte di un’associazione a delinquere, armata, di carattere transnazionale e dedita a commettere reati contro la persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

In particolare, il M.A.T. è stato riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizi perpetrati in Libia in una struttura sita nella zona agricola denominata Hudeyfà, in territorio di Cufrà, dove i migranti venivano privati della libertà personale prima di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane.

“Al mio arrivo Mohamed, il somalo, era già nella struttura. Lui picchiava i migranti. Si divertiva ad umiliarci e a farci pesare la sua supremazia. Mi ricordo che una volta lo stesso libico, a cui la struttura appartiene, lo ha ripreso perché ci picchiava così forte da ridurci in fin di vita”. Così uno dei migranti vittima delle sevizie che M.A.T. eseguiva con tubi di gomma e minacciandoli con armi da fuoco.

Le indagini su M.A.T., avviate fin dal 27 maggio, giorno dello sbarco a Lampedusa, sono state condotte dalla Seconda Divisione del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, dalla Squadra Mobile di Palermo, diretta dal dott. Rodolfo Ruperti e dalla Squadra Mobile di Agrigento, diretta dal dott. Giovanni Minardi.

L’arrestato, a Lampedusa, avrebbe minacciato le sue vittime, al fine di convincerle a non denunciarlo alla polizia Italiana.

L’uomo è stato condotto nel carcere di Agrigento a disposizione della competente autorità giudiziaria.

I particolari sono stati diffusi nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alle 11 in questa mattina nella Questura di Agrigento.

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Redazione NewSicilia



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