Contraffazione

C’è scritto “Made in Italy”, ma sono “Made in China”: sequestrati 2 mila pezzi di ricambio ad autorimessa

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24 nov 2016 - 12:01

SIRACUSA - La Guardia di Finanza di Siracusa ha eseguito un’importante di controllo nel settore della tutela del “Made in Italy” e della “sicurezza prodotti”.

Sono stati i Finanzieri della Tenenza di Lentini ad effettuare a Francofonte a fare un intervento nei confronti di un rivenditore di autoricambi che, come verificato, gestisce un vasto giro di pezzi di ricambio di auto, di provenienza extra-UE, venduti – soprattutto – tramite internet, che sono stati nazionalizzati mediante la semplice apposizione di un cartellino avente la dicitura “MADE IN ITALY”.

Il “made in Italy”, oltre all’enogastronomia e all’alta moda, sfoggia anche un’altra eccellenza che diventa, sempre più, un’autorevole bandiera nazionale all’estero, ossia ”aftermarket automobilistico”, quello indipendente che, in Italia, detiene il 70% della distribuzione di autoricambi, il cui fatturato, ogni anno, è sempre più in crescita.

Dietro alla produzione di ricambi auto, infatti, c’è un lavoro improntato sulla qualità, affidabilità, sicurezza dei prodotti; l’utilizzo di ricambi auto costruiti senza il giusto knowhow, ovvero mediante l’utilizzo di materie prime di basso valore, inficiano sensibilmente la sicurezza al volante e, quindi, rappresentano un rischio non solo per l’autovettura ma, soprattutto, per la salute di chi occupa il veicolo e per l’incolumità degli utenti stradali.

È per questo motivi di “sicurezza” e di “conoscenza della filiera produttiva”, che la normativa vigente specifica che solo i prodotti totalmente progettati, fabbricati e confezionati in Italia, possono fregiarsi del marchio “made in Italy”.

Tali prodotti, inoltre, possono contenere l’indicazione “made in Italy” nel caso in cui, nel nostro Paese, sia avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale.

Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro, per violazione dell’articolo 517 del c.p., circa 2mila pezzi di ricambio “Made in China” che, dopo essere stati privati di tale etichettatura di origine, sono stati conservati in contenitori con il marchio “made in Italy” , abbinato ai loghi relativi alla certificazione di qualità ISO 9001, traendo, così, in inganno il compratore sull’origine, provenienza e qualità del prodotto.

Per questi motivi motivi, il titolare dell’attività è stato deferito alla Procura della Repubblica di Siracusa la quale, dopo aver convalidato il sequestro operato dai militari della Guardia di Finanza, ha disposto la perizia dei beni sottoposti a sequestro. 

 

Redazione NewSicilia



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