Riconoscimento

A Catania targa al merito al medico guarito dall’ebola

targa al dr. Pulvirenti
24 gen 2015 - 17:28

CATANIAStamattina nell’aula magna del palazzo centrale dell’Università è stata consegnata una targa a Fabrizio Pulvirenti, il medico guarito dal virus ebola.

La cerimonia ha avuto luogo nel corso del convegno su “Accoglienza in Italia, quale politica per l’immigrazione?”. L’iniziativa, che affronta un tema molto dedicato e sentito a livello nazionale ed europeo, è stata promossa – in collaborazione con l’Università di Catania – dal Comitato sociale “Accoglienza e lotta contro le schiavitù nel mondo” dei Lions Club.

In occasione di questo importantissimo incontro sui diritti di ogni individuo nel cercare e godere di asilo in altri paesi per fuggire alle persecuzioni, è stata appunto di particolare rilievo la testimonianza del dott. Fabrizio Pulvirenti, il medico catanese guarito dal virus ebola contratto in Sierra Leone dove operava come volontario per conto di Emergency.

Come riconoscimento per il suo operato e il suo coraggio gli é stata consegnata dai Lions, alla presenza del sindaco Enzo Bianco, una targa che testimonia la gratitudine di tutti verso un uomo che ha rischiato la propria vita per adempiere alla sua missione di medico.

Le parole di ringraziamento del dott. Pulvirenti sono state all’insegna di una grande umiltà e totale dedizione per un progetto di sostegno e tutela dei meno fortunati che lo ha visto e lo vedrà ancora protagonista in Africa.

Il medico così si è espresso per il premio ricevuto:Grazie per il riconoscimento che non va solo a me poiché, almeno idealmente, lo condivido con tutti i colleghi di Emergency che ancora sono in Africa e con tutti coloro che stanno prestando la loro opera per aiutare un paese che è stato flagellato dall’epidemia di ebola. La Sierra Leone dopo tanti anni di guerra civile stava cominciando a riprendersi economicamente, poi è arrivata l’ebola e l’ha inginocchiata. Vi sono ragazze che si danno alla prostituzione, uomini che lavorano per uno, due euro al giorno in attività manuali e pesanti, soggetti di una fotografia che io non vorrei mai più vedere. Ho sentito pronunciare oggi molto spesso la parola solidarietà che non è solo una parola, credetemi. I pazienti che abbiamo trattato in Africa hanno potuto sperimentare sulla propria pelle la nostra solidarietà e anch’io da occidentale infettato l’ho potuta vivere come loro e vi assicuro che è una cosa che dà i brividi. Quando è partita la ricerca di sangue B positivo in Africa in 15 minuti si sono presentate quattro persone per fare la donazione e questa ancora oggi è una cosa che mi commuove”.

Il medico nell’intervista che ci ha rilasciato ha confessato di essersi quasi completamente ripreso dai postumi lasciati dal virus: “Ho pressochè recuperato del tutto il tono muscolare tanto che ho scelto di fare soltanto altri dieci giorni di convalescenza e poi di rientrare subito al lavoro. Devo andare a Roma nelle prossime settimane per fare una donazione di sangue che servirà a un doppio scopo, non soltanto quello di creare una riserva di plasma da convalescente, ma anche a quello di studiare se, in che misura e in quanto tempo decade l’immunità verso ebola. Quindi vi saranno una serie di donazioni e non soltanto una che serviranno per questo studio”.

Il dottore, guerriero implacabile e instancabile, afferma anche di voler ritornare in Sierra Leone:Voglio tornare per continuare il lavoro che purtroppo ho dovuto interrompere a causa del contagio di ebola e non soltanto per quello ma anche per affrontare tutte le altre malattie con cui quella gente combatte ogni giorno. Ho vissuto il plateau dell’epidemia. Come tutte le epidemie noi osserviamo sempre una fase ascendente, una fase stazionaria detta plateau e poi una fase calante. Credo che in questo momento in Sierra Leone e in Liberia ci si trovi nella fase calante dell’epidemia. Ci sono dati che ho letto ieri nel sito del ministero della salute sierraleonese. In tutto il paese i nuovi casi da 100 -120 al giorno si sono ridotti circa a 20 quindi significa che l’epidemia si sta contenendo“.
La presenza di medici in Africa c’è ma, secondo quanto afferma ancora Pulvirenti, “non è sufficiente. Emergency al momento gestisce un ospedale da 100 posti letto con 24 di terapia intensiva e credo che attualmente i medici siano 6 o 7 che affrontano turni molto serrati e intense attività. Se consideriamo che allo Spallanzani a Roma c’erano 30 persone in attività clinica più 10 in attività di laboratorio solo per curare me, mentre attualmente in Sierra Leone ve ne sono solo 7 per curare 100 persone malate, si può notare l’inadeguatezza del numero delle forze in campo“.

Per quanto riguarda i farmaci sperimentali usati per la sua guarigione così dichiara il medico: “Io sono stato curato con alcuni farmaci in utilizzo off-label cioè al di fuori delle indicazioni terapeutiche come gli antivirali diretti e altri farmaci che hanno dato un contributo al mio sistema immunitario. Io credo però che questi farmaci non possano raggiungere l’Africa sia per la produzione limitata che per i costi elevati”.

Tra qualche giorno il sindaco Enzo Bianco e la città di Catania doneranno una candelora d’oro a Fabrizio Pulvirenti, un altro omaggio significativo ad un medico, ma soprattutto a un uomo che con la sua totale devozione verso il prossimo e con il suo grande amore ha conquistato il cuore di tutti.

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Daniela Torrisi



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