Degrado

Catania, Sos Villa Bellini: “Palco ottocentesco della musica in stato pietoso”

bellini
Palco della Musica - Villa Bellini
15 apr 2015 - 13:26

CATANIA – La denuncia arriva dal comitato Sos Villa Bellini che rileva lo stato di degrado del polmone verde cittadino.

A cinque anni dalla riapertura del giardino Bellini sono diverse le criticità come le condizioni in cui versa l’unico palco della musica della città, ridotto – come si legge nella nota Sos Villa Bellini -“in uno stato pietoso, sito sulla collina sud ed in stile moresco, nato contemporaneamente alla Villa inaugurata nel 1883, che rischia di fare la fine di quello che fu l’originale chiosco cinese in legno dello stesso periodo andato in fumo in modo doloso nel 2001 e di cui fino ad oggi , e forse per sempre, si sconoscono i responsabili”.

Tra l’altro il palco della musica - fino alla fine degli anni ’50 – vedeva ogni domenica mattina il concerto della banda musicale e oggi è ridotto “ad una sorta di rudere della sua bellezza, eppure il progetto milionario di riqualificazione del giardino avrebbe previsto anche il suo restauro così come tante altre parti dello stesso abbandonate a sé stesse”.

Inoltre il comitato chiede chiarezza sull’utilizzo dei fondi europei e di quelli comunali destinati al restauro e sul progetto che era stato predisposto. 

Viene anche rilevata la mancata istituzione – già chiesta alla passata amministrazione – di una commissione d’indagine amministrativa che avrebbe dovuto essere composta dai consiglieri comunali dei vari schieramenti e che avrebbe potuto “fare chiarezza sui tanti punti oscuri dell’intero iter dei lavori di riqualificazione del giardino Bellini, iter che non ha avuto e non vede ancora la fine, vista l’insensibilità o/e ignoranza sui beni culturali delle Istituzioni e politici e l’assenza totale di forze pensanti dal mondo universitario e da quello degli ordini professionali competenti oltre a quelle associazioni e fondazioni che dovrebbero, a parole, tutelare i beni storici e paesaggistici preferendo le iniziative istituzionalizzate ed un complice silenzio”.

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Andrea Sessa



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