Protesta

Catania, si discute del centro storico ma associazioni che vi operano vengono messe alla porta

catania-comune
15 mar 2016 - 16:16

CATANIA - Mentre l’amministrazione decide di cambiare il look alla città, le associazioni che si occupano della valorizzazione del centro storico (non tutte) vengono ignorate.

Questa mattina, infatti, i rappresentanti di associazioni e comitati come “Centro Storico”, “Catania bene comune”, “Comitato San Berillo”, “Antico Corso”, “Città Insieme”, “Officine siciliane”, non sono state ammesse a partecipare alla conferenza stampa di presentazione del piano di riqualificazione del centro storico che si è tenuta a palazzo degli Elefanti.

Polizia, carabinieri e agenti della polizia municipale hanno fatto da scudo all’edificio impedendo l’ingresso dei vari rappresentanti

“Noi non sappiamo assolutamente nulla di quello che è successo oggi perché le associazioni che insistono sul territorio del centro storico non sono state ammesse – ha commentato Piero Castronovo dell’associazione Centro Storico -. Le forze dell’ordine ci hanno impedito di prendere parte alla conferenza come se fossimo dei delinquenti o dei terroristi. È una cosa veramente vergognosa. L’assessore Di Salvo – incalza Castronovo – si è giustificato dicendo che c’erano problemi di spazio e che ci avrebbe incontrati giovedì prossimo ma noi non siamo a loro uso e consumo. È una vergogna assoluta, siamo ai livelli più bassi della democrazia”.

“Ci siamo ritrovati stamattina davanti a palazzo degli Elefanti e non ci saremmo mai aspettati questo trattamento – ha detto Matteo Iannitti di Catania bene comune -. Polizia, carabinieri e vigili urbani ci hanno interdetto l’accesso alla conferenza stampa. È stato uno spiegamento straordinario volto ad impedirci di partecipare dicendo che era già stata raggiunta la capienza massima della sala. Credo invece che abbiano avuto la preoccupazione che la nostra presenza potesse mettere in difficoltà l’amministrazione con domande scomode. Abbiamo prodotto un documento – conclude Iannitti – nel quale lamentiamo la chiusura dell’amministrazione al confronto perché non vorremmo che la questione resti nel silenzio”.

Marco Bua



© RIPRODUZIONE RISERVATA