Dibattito

Catania, sabato riflettori sulla “pillola del giorno dopo”

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4 giu 2015 - 17:01

CATANIA - La contraccezione d’emergenza, meglio conosciuta come “pillola del giorno dopo o pillola dei 5 giorni dopo”, è nel nostro Paese oggetto di acceso dibattito, a causa di una legislazione lacunosa e poca chiara e della scarsa consapevolezza e maturità culturale che ancora resistono, inficiando la possibilità di affrontare questi temi scevri da stereotipi e condizionamenti di sorta, anche da parte degli stessi operatori sanitari. Se da un lato il Parlamento nazionale è intervenuto sul tema alquanto timidamente, dall’altra parte, anche nella classe medica c’è chi non aiuta il processo di consapevolezza sulla questione, a causa di un’inadeguata formazione, o per via di un inappropriato richiamo all’obiezione di coscienza.

Partendo da queste riflessioni, l’associazione medico-sanitaria “EquoMed”, l’associazione studentesca-universitaria “Kampus”, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Catania, sabato prossimo, 6 giugno, dedicheranno una giornata di approfondimento a questo delicato tema e alle principali problematiche a esso collegate. L’incontro, accreditato da ECM (4/5 crediti), avrà inizio alle ore 9.00 al “Borghetto Europa” di Catania e – dopo il saluto del presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, Massimo Buscema – vedrà la partecipazione di medici, esperti di dinamiche sociologiche, avvocati ed esponenti politici, per affrontare a tutto tondo, una questione che coinvolge molti profili non solo scientifici, ma anche sociologici e legali, spesso sopravanzati da preconcetti stereotipati o da richiami etici che appaiono inconsistenti davanti al processo democratico di modernizzazione dei diritti e in distonia rispetto agli attuali orientamenti giurisprudenziali.

Il falso scudo dell’obiezione di coscienzaafferma Gaetano Palumbo, presidente di Equomed e medico anestesista rianimatoregenera disservizi e determina ancora più confusione, su un tema rispetto al quale il legislatore italiano è a tutt’oggi molto indietro rispetto ad altre realtà. In Italia oggi ci sono in commercio due tipi di contraccezione d’emergenza: la pillola a base di levonorgestrel, che agisce fino a 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto, detta pillola del giorno dopo e quella da poco commercializzata, a base di ulipristal acetato, che agisce fino a 120 ore (5 giorni) dopo il rapporto, detta anche pillola dei 5 giorni dopo, che è in grado di far slittare l’ovulazione anche quando il processo che porta alla stessa è già in corso. In ogni caso vale sempre la regola di assumerla il prima possibile. Infatti, l’efficacia contraccettiva della pillola dei 5 giorni dopo (quella a base di ulipristal acetato), assunta entro le prime 24 dal rapporto a rischio di gravidanza indesiderata, è ben tre volte più efficace della pillola del giorno dopo a base di levonorgestrel e due volte più efficace se assunta entro 72 ore”.

La scarsa conoscenza - continua Palumbodelle dinamiche d’azione dei farmaci contraccettivi d’emergenza spesso genera, immotivatamente, da parte dei medici rifiuti alle prescrizioni e rende complicato accedere da parte delle donne e delle coppie alla piena attuazione dei loro diritti, aprendo a rilievi legali nell’ipotesi di condotte omissive. L’obiezione di coscienza, infatti - precisa Palumbonon ha motivo di esistere sulla pillola del giorno dopo o la pillola dei cinque giorni dopo, perché esse non sono pillole abortive. Si usano quando si pensa che il proprio metodo contraccettivo non abbia funzionato correttamente, oppure nel caso in cui durante il rapporto non sia stato usato alcun metodo contraccettivo e non si desideri una gravidanza. I due farmaci agiscono spostando l’ovulazione in avanti di qualche giorno, consentendo così al cosiddetto rapporto a rischio di non essere fecondante. In parole semplici non intervengono su un embrione già formato, ma agiscono in utero, quindi l’obiezione di coscienza non può essere arbitrariamente estesa alla somministrazione della contraccezione d’emergenza, perché essa non è riferita e riferibile alla contraccezione in genere, bensì solamente all’interruzione di gravidanza di cui alla legge n. 194 del 1978. L’obiettivo di questa tavola rotonda è, quindi, formativo, informativo e di sensibilizzazione”.

Nel settembre del 2000 il Ministero della Sanità, al fine di adeguare i prontuari farmaceutici italiani agli standard europei, autorizzava l’immissione in commercio della pillola contraccettiva d’emergenza. La diffusione commerciale della contraccezione d’emergenza ha suscitato alcune perplessità nell’opinione pubblica principalmente in relazione a possibili contrasti con la legislazione vigente in materia di interruzione di gravidanza. Ma il TAR Lazio, sezione 1ª bis, con sentenza del 2 luglio 2001 ha fugato ogni dubbio in merito alla legittimità del provvedimento autorizzativo della messa in commercio del farmaco.

Maria Grazia Elfio

 

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Redazione NewSicilia



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