Tradizione

Catania pronta alle festività Agatine: cameretta del fercolo aperta ai visitatori. La storia della “vara”

fercolo sant'agata
27 gen 2017 - 09:50

CATANIA - La città etnea si prepara ai festeggiamenti in onore della patrona Sant’Agata

Stamani, a piazza Duomo, la cameretta dove durante le festività agatine, andrà depositata Sant’Agata con il fercolo, era aperta ai visitatori che, ogni anno, giungono da ogni dove. 

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Nell’occasione vi raccontiamo brevemente, come riportato nel sito del Circolo Cittadino di Sant’Agata, la storia del fercolo della patrona della città etnea.

In passato, il fercolo detto in catanese “vara” prima del 1379 era in legno dorato molto pregiato. Si tratta di un tempietto di argento che ricopre una struttura in legno riccamente lavorato che trasporta il busto reliquario della Santa patrona di Catania e lo Scrigno, sempre in argento, ove sono custodite tutte le reliquie di Sant’Agata. 

Sul tetto vi sono dodici statue raffiguranti gli apostoli. Ha una forma rettangolare poggiata su sei colonne in stile corinzio. Il fercolo fu costruito dall’artista orafo Vincenzo Archifel operante a Catania dal 1486 al 1533. Non è un caso se in suo onore gli venne dedicata una via di Catania, nel quartiere di Barriera. 

Il fercolo è d’argento massiccio e pesa circa 17 quintali netti ma, durante la processione, appesantito dalle reliquie e dai devoti, raggiunge il peso di 30 quintali. 

Si muove su ruota in gomma piena e viene trainato dai cittadini devoti che indossano il tradizionale sacco tramite due cordoni lunghi più di 200 metri al cui capo sono collegate quattro maniglie. 

Dall’addobbo floreale della vara si può riconoscere se si è alla processione di giorno 4 o di giorno 5 febbraio. Infatti, i fiori che addobbano il fercolo sono sempre garofani soltanto che nella processione di giorno 4 sono di colore rosa per rappresentare il Martirio e la Passione. Il garofano di colore bianco di giorno 5 febbraio simboleggia, invece, il giorno del Martirio, la fede, il candore, la purezza del principio di rimanere, fino al supplizio, Vergine consacrata di Dio. 

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Rossana Nicolosi



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